Una Messa per Peppino (Giuseppe Lamona) : il 24 maggio 2026 alle ore 18,30 presso la Chiesa dello Spirito Santo al Bivio di Corropoli.
La famiglia Lamona, commossa e riconoscente, ringrazia per la grande partecipazione al lutto che l'ha colpita.
Questo blog coglie l'occasione per riproporre il testo dell'ultimo saluto della figlia Federica al padre Peppino:
Qualcuno ha scritto “Pensiamo allo strano fenomeno astrofisico della luce delle stelle. Questa luce che osserviamo sempre con emozione fare la sua apparizione nei nostri cieli, come spiegano gli scienziati, non emana da una stella effettivamente esistente nello spazio celeste. Piuttosto arriva a noi con molti anni di ritardo (probabilmente milioni) da una stella già morta, scomparsa nel buio dell’universo. Quando guardiamo il cielo stellato sopra le nostre teste ammiriamo una presenza che è fatta di assenza o una assenza che si rende presenza. La luce, infatti scaturisce da un’assenza che si fa presenza e da un presenza che evoca un’assenza. Ma l’assenza non è solo il luogo insensato della morte, ma la matrice di una vita ancora sconosciuta. In questo senso la nostalgia diviene gratitudine nei confronti di una luce che, pur provenendo dal passato, irradia in modo sorprendente il nostro avvenire”.
Caro papà,
è arrivato il momento per me più difficile, quello dell'ultimo saluto, ma d’altronde, avresti voluto che pronunciassi qualche parola.
Avresti certamente dato sfogo al tuo inestinguibile umorismo dicendo con un sorriso sghembo : “tutt sti sold p fatt studià almen ha servit a caccus” oppure “che ne sacc j di Manzoni e Leopardi, j d m'stir facc lu vi”. Per coloro che non sono del posto “tutti i soldi spesi per farti studiare sono serviti a qualcosa” e “che ne so io di Manzoni e Leopardi io di mestiere faccio il vino”.
Avresti certamente dato sfogo al tuo inestinguibile umorismo dicendo con un sorriso sghembo : “tutt sti sold p fatt studià almen ha servit a caccus” oppure “che ne sacc j di Manzoni e Leopardi, j d m'stir facc lu vi”. Per coloro che non sono del posto “tutti i soldi spesi per farti studiare sono serviti a qualcosa” e “che ne so io di Manzoni e Leopardi io di mestiere faccio il vino”.
E' proprio vero che non siamo altro che naviganti sperduti, ognuno ferocemente aggrappato alla prua di una piccola barca in balìa dei flutti.
Soli, disorientati, tra improvvise tempeste e tempi di bonaccia troppo brevi per goderne.
Ma che traversata meravigliosa e piena è stata la tua vita papà. Sempre in cerca di nuove avventure, di nuovi posti da visitare, di nuovi amici, di nuovi piatti da gustare.
Mi rimproveravi l’innato pessimismo perché per te, al contrario, il buio più profondo rappresentava una nuova sfida per trovare uno spiraglio di luce.
Perciò, oggi, nel giorno più triste, quale occasione migliore per impegnarmi a ricordare il buono e il bello di te.
Amavi collezionare valigie, sempre pronte con tutto l’occorrente per partire verso una nuova meta. Ero così orgogliosa di te e mamma quando mi fermavo a guardare la foto che troneggia sulla mensola del mobile in sala, sorridenti insieme ai vostri “amici della Giordania” come li chiamavi tu, in una delle vostre ultime avventure a Petra.
Amavi il tuo lavoro, che, grazie alla tua intelligenza brillante ed alla naturale capacità di districare le situazioni più complesse con disarmante semplicità, ti ha portato lontano e, da stimato professionista quale eri, ad ottenere i giusti riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, tanto che, nel corso di una telefonata ricevuta stamattina, sei stato definito dal mio interlocutore uno degli ULTIMI GRANDI ENOLOGI D'ITALIA.
Spesso, le trasferte di lavoro ti tenevano lontano da me, ed io, da bimba, ero così arrabbiata papà, perchè non ti avevo vicino.
Ma che bello era il ritorno. Il rumore del portoncino d’ingresso che sbatteva festosamente in quel modo così fragoroso, le ruote del trolley che cigolavano e tu che rientravi impaziente di mostrarmi i tesori che avevi trovato per me.
Ma che bello era il ritorno. Il rumore del portoncino d’ingresso che sbatteva festosamente in quel modo così fragoroso, le ruote del trolley che cigolavano e tu che rientravi impaziente di mostrarmi i tesori che avevi trovato per me.
Amavi viaggiare insieme a me verso il Vinitaly, in quel momento che era tutto nostro. Nella tua macchina che profumava sempre di nuovo e di bagnoschiuma al sandalo. E poi le cene nello stesso ristorante, io che con fierezza venivo riconosciuta in fiera fra gli stand delle aziende di tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia, affermando SONO LA FIGLIA DI PEPPE.
Mi sento ancora la bambina seduta sul sedile posteriore dell’auto con te al volante, magari in compagnia delle amiche di infanzia, che ti percepivano quasi come un secondo papà, mentre le casse risuonavano a tutto volume i motivetti allegri eseguiti dalle orchestre di liscio romagnolo.
D’ora in poi dovrò guidare io sola.
Amavi anche stare in casa, nelle sere invernali con la televisione in sottofondo, mentre osservavi dalla finestra della cucina il vento che faceva ondeggiare i rami dell’albero di pepe rosa.
Amavi definirti il “ re degli amici”. Come un cercatore instancabile, eri in grado di scovarne ovunque, sia sul lavoro che durante le commissioni quotidiane che, con straordinario talento, riuscivi sempre a tramutare in piccoli momenti di ilarità generale. Hai organizzato decine di feste memorabili. Eri sempre affamato, di vita, di gioia, di luce. Quando ti sentivi felice, nelle sere estive, imbracciavi la fisarmonica e aprivi le finestre, quasi per condividere con i tuoi amati vicini di casa quell’istante di allegria.
Non voglio parlare della tua malattia. Non oggi.
Posso solo dire, che , per quanto mi riguarda, appena venuti a conoscenza della diagnosi, ho fatto ciò che mi era più naturale, sono andata in libreria e ho cercato una risposta al dolore sordo che mi travolgeva fra le pagine di un libro. Ma stavolta non ne ho trovate papà. Non ci sono riuscita.
Mi permetto però di prendere in prestito qualche parola tratta da quella vana ricerca, che, spero, un giorno, riuscirò ad apprezzare, ora che dovrò imparare daccapo a leggere il mondo attraverso la luce nostalgica della tua assenza.
Qualcuno ha scritto “Pensiamo allo strano fenomeno astrofisico della luce delle stelle. Questa luce che osserviamo sempre con emozione fare la sua apparizione nei nostri cieli, come spiegano gli scienziati, non emana da una stella effettivamente esistente nello spazio celeste. Piuttosto arriva a noi con molti anni di ritardo (probabilmente milioni) da una stella già morta, scomparsa nel buio dell’universo. Quando guardiamo il cielo stellato sopra le nostre teste ammiriamo una presenza che è fatta di assenza o una assenza che si rende presenza. La luce, infatti scaturisce da un’assenza che si fa presenza e da un presenza che evoca un’assenza. Ma l’assenza non è solo il luogo insensato della morte, ma la matrice di una vita ancora sconosciuta. In questo senso la nostalgia diviene gratitudine nei confronti di una luce che, pur provenendo dal passato, irradia in modo sorprendente il nostro avvenire”.
Chissà se saremo mai in grado di pensarti come si ammira la luce delle stelle morte.
In questi ultimi giorni di smarrimento, hai saputo sorprendermi ancora una volta. Avendo modo di incontrare, quanti sono venuti a renderti l’ultimo saluto, ho percepito chiaramente quanto la tua istintiva capacità di entrare in connessione con il prossimo attraverso un sorriso o una battuta di spirito delle tue, abbia impresso nella vita di chiunque abbia avuto l’onore di conoscerti o di frequentarti, anche fugacemente, dei ricordi così vividi e vivaci, che tutti hanno versato più di qualche lacrima di commozione all’idea di non averti più tra noi.
Ringrazio tutti voi, presenti oggi per salutare e per celebrare papà. Concludo con una preghiera da rivolgervi. Quando sarete a casa, aprite la credenza dove custodite i calici più belli, stappate una bottiglia di buon vino, quello che preferite, levate i calici e brindate al vostro amico Peppe. Al mio papà.
Grazie.
Concetto Di Francesco, presidente dell'Associazione "Rosa di Maria Regina", ha dedicato un bell'articolo (da cui estrapoliamo dei passi e integriamo con dei filmati) a Giuseppe Lamona, grande collaboratore della citata Associazione.
La scomparsa di Giuseppe “Peppino” Lamona rappresenta per l’Associazione “Rosa di Maria Regina” APS-ETS una perdita immensa, un vuoto che tocca le corde più profonde della nostra storia. Peppino non è stato solo un collaboratore prezioso, ma il cuore pulsante e la mente lucida dietro le edizioni della “Festa de Lu Machenà”, la grande rievocazione capace di ridare vita e dignità all’epopea rurale della Val Vibrata.
Già nel settembre del 2024, Peppino era stato il grande regista culturale dello storico incontro “Arvé lu magnà d’ lu Machenà” tenutosi nella Chiesetta di Ravigliano.
Peppino era riuscito a trasformare la cucina della trebbiatura in un racconto mitico, celebrando il legame ancestrale tra l’uomo, la fatica e la terra di una contrada da sempre baciata dall’abbondanza, come ricorda il leggendario detto “Rav’jà tant uije e tant rà” (A Ravigliano tanto olio e tanto grano).
Nel 2025, la sua sete di futuro e la sua venerazione per le radici avevano trovato il culmine nella presentazione del libro di Vincenzina Cicconi, “Lu Bbellë Parlà”. Peppino aveva colto immediatamente l’importanza cruciale di quel momento: il dialetto non era solo lingua, ma l’eco immortale dei nostri antenati, un patrimonio da difendere. Con i suoi interventi illuminanti e la sua energia travolgente, aveva trasformato la benedizione delle antiche macchine agricole in un momento di pura commozione e orgoglio identitario.
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Per l’Associazione “Rosa di Maria Regina”, Peppino rimarrà per sempre una figura mitica, un uomo ricco di bontà che con il suo sorriso e la sua immensa cultura ha saputo far brillare l’anima contadina vibratiana. Oggi il nostro dolore è immenso, ma la sua instancabile passione rimarrà la nostra guida. Ogni volta che la terra di Ravigliano profumerà di grano, e ogni volta che i motori dei vecchi macchinari torneranno a ruggire, la voce, lo spirito e il mito di Peppino Lamona continueranno a vivere accanto a noi.
il bambino è Giuseppe Lamona
Tutti gli iscritti dell’associazione assorti in preghiera si uniscono al dolore della moglie Ivana, nipote della Benefattrice Rosa, e alla Sua famiglia.




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