Una bella foto per ricordare questa ragazza, Madera Di Sabatino, che per vari anni ha vissuto a Corropoli.
sabato 17 ottobre 2026
COMUNICATA ALL'ESTERO
Una bella foto per ricordare questa ragazza, Madera Di Sabatino, che per vari anni ha vissuto a Corropoli.
CI FU QUALCOSA DI NUOVO

LA SEDE NON E' BELLA, MA...
Sul muro di fronte vediamo affisso un manifesto riferito alla 3^ Festa della Vendemmia, quindi siamo nel 1985, presumibilmente nel mese di settembre-ottobre. Sul lato destro della foto un mare di coppe e trofei: servono per le varie iniziative della Festa (il palio delle conche, il grappolo d'oro, miss vendemmia, corsa degli asini,...).
Le coppe poggiano su una pedana in legno che serve per le prove della Corale Folk.
Le persone che si vedono nella foto sono Lina De Sanctis e Lido Speca.
AL MIO PAPA'
Oggi è morto mio padre. E con lui se n’è andata una parte di me che forse non avevo mai conosciuto davvero.
Per tutta la vita siamo stati due persone troppo simili per riuscire a capirsi, troppo orgogliose per venirsi incontro, troppo chiuse per dirci quelle parole che, in fondo, forse aspettavamo entrambi.
Non abbiamo avuto il rapporto che avrei voluto. Ci sono state le incomprensioni, la rabbia, le ferite, le distanze. Ci sono state tante volte in cui avrei voluto un padre diverso, tante cose che avrei voluto dirti e che invece mi sono rimaste dentro.
E adesso che non ci sei più, fa male sapere che alcune cose non potrò mai più dirtele.
Qualche tempo fa ho ritrovato una nostra foto. Io ero piccolo e tu eri lì, accanto a me. Ho ritrovato anche quella piccola tabella che mi avevi lasciato, quella che mi dicevi sempre di guardare. Non sapevo che un giorno quei piccoli pezzi del passato sarebbero diventati così importanti.
Poi è arrivato quel giorno in ospedale.
Ti ho stretto tra le braccia. Tu hai pianto, io ho pianto. C’era anche mia sorella. Per un momento non c’erano più le discussioni, il nostro carattere, gli anni in cui non siamo riusciti a capirci.
C’eravamo noi.
Un padre. Un figlio. Una figlia.
Una famiglia che, nonostante tutto, in quell’istante era lì, stretta insieme, davanti a qualcosa che nessuno di noi avrebbe voluto affrontare.
Ti ho abbracciato forte, papà. Forse come avrei dovuto fare tante altre volte. E se avessi saputo che quel momento sarebbe diventato un ricordo da custodire per tutta la vita, probabilmente non ti avrei lasciato andare così presto.
Oggi ripenso a quell’abbraccio e mi si spezza qualcosa dentro.
Perché adesso capisco che non stavo soltanto abbracciando mio padre. Stavo abbracciando tutti gli anni che ci sono mancati, tutte le parole che non ci siamo detti, tutti i momenti in cui avremmo potuto avvicinarci e non lo abbiamo fatto.
Stavo abbracciando anche il bambino che ero, quello che forse, nonostante tutto, aveva ancora bisogno di suo padre.
E la verità è che non ero pronto a perderti. Non lo sono nemmeno adesso.
Non so come si fa a piangere una persona con cui hai ancora tante cose irrisolte. Non so come si fa a dire addio a qualcuno a cui hai voluto bene anche nei momenti in cui non riuscivi nemmeno a stargli vicino.
So soltanto che oggi avrei voluto avere più tempo.
Più tempo per parlarti.
Più tempo per capirti.
Più tempo per abbracciarti senza sentire quel blocco che ci ha accompagnati per una vita.
Avrei voluto un altro giorno. Un’altra possibilità. Anche soltanto cinque minuti in più per tenerti la mano e dirti quello che non sono mai stato capace di dirti guardandoti negli occhi.
Ma la vita non ci chiede se siamo pronti. E a volte ci lascia con un amore che capiamo fino in fondo proprio quando non sappiamo più dove portarlo.
Papà, non voglio fingere che tra noi sia stato tutto bello. Non lo è stato. Ci sono ferite che non spariscono solo perché una persona muore.
Ma non voglio nemmeno lasciare che siano soltanto quelle a raccontare la nostra storia.
Perché oggi, quando penso a te, penso anche a quella foto. Alla tua mano nella mia. A quell’abbraccio. Alle nostre lacrime.
E penso che, nonostante tutto quello che non siamo riusciti a essere l’uno per l’altro, per un momento siamo riusciti semplicemente a essere padre e figlio.
Mi hai lasciato tante domande senza risposta, papà. Ma non porterò con me soltanto il dolore di ciò che è mancato. Porterò anche quel tuo abbraccio.
Quello in cui non servivano più le parole. Quello in cui, per un istante, non eravamo più due persone incapaci di capirsi.
Eravamo soltanto noi.
E se potessi tornare indietro, non ti chiederei di essere stato un padre perfetto. Vorrei soltanto avere ancora un momento con te. Stringerti forte, appoggiare la testa sulla tua spalla e non dover essere forte, non dover fingere, non dover dire niente.
Soltanto tuo figlio.
Oggi non posso più abbracciarti, papà. Posso soltanto chiudere gli occhi e tornare a quel momento, quando eri ancora qui e le mie braccia potevano raggiungerti.
E forse è questo che fa più male: sapere che darei qualsiasi cosa per rivivere un istante che, mentre lo vivevo, non sapevo sarebbe diventato uno dei miei ricordi più preziosi.
Ti voglio bene, papà.
Avrei voluto dirtelo più spesso. Avrei voluto che tra noi fosse tutto più semplice.
Non so se, da qualche parte, potrai mai sapere quanto mi manchi. So che da oggi dovrò imparare a vivere con tutto quello che non ci siamo detti.
Ma una cosa te la prometto: quell’abbraccio non lo perderò.
E ogni volta che guarderò quella foto, ogni volta che rivedrò quella piccola tabella che mi dicevi di guardare sempre, ci sarai anche tu.
Perché prima di tutte le ferite, prima della rabbia, prima di tutto quello che non siamo riusciti a sistemare, tu sei stato mio padre e io sarò per sempre tuo figlio.
Riposa in pace, papà.
Una parte di me avrebbe ancora tante cose da dirti.
E un’altra parte, quella che oggi piange come un bambino, vorrebbe soltanto che tu fossi ancora qui.
Tuo figlio. Per sempre.
venerdì 16 ottobre 2026
CHI TARDI ARRIVA...
La foto è stata scattata il 17 ottobre 1987 in zona Santa Scolastica, per il compleanno di Luca Di Pietro, il "boss" del gruppo.
Per la festa dei suoi 13 anni ha invitato i compagni di classe... ma non tutti sono arrivati.
Un compleanno semplice, ma abbastanza ricco da festeggiare insieme agli amici.
In primo piano da sx: Toni Tarquini, Andrea Alfonsi, Luca Di Pietro e Stesy Diomede.
Sullo sfondo sempre da sx: Marco Ticchiarelli, Guglielmo Di Diodoro e Raniero Core.
In ogni festa che sempre qualcuno che arriva in ritardo. Alla festa di Luca è Massimiliano Pantoli che arriva in ritardo, ma contrariamente al proverbio ha l'onore di una foto (senza il gruppo) con il festeggiato.
RICORDANDO CORRADINO
TRUFFA DEL TELEFONINO ROTTO
Attenzione! Truffa del telefonino rotto.
Il messaggio, l'hanno mandato pure a me che non ho figli... per cui ci si accorge subito dalla truffa.
Ma chi ha un figlio/a, prima di formare il numero suggerito, farebbe meglio a formare il numero vecchio. Il figlio/a risponderà.
Non farsi prendere dall'ansia.
Se continuano a mandare questi messaggi, vuol dire che qualcuno abbocca.
Buona fortuna. Abbiamo cancellato le ultime cifre del telefono per evitare che qualcuno, incuriosito, lo formasse.
Non intendiamo fare pubblicità agli imbroglioni.
LAVORI IN CORSO
La costruzione adibita, attualmente, ad ufficio e bar verrà abbattuta.

Nonostante tutto, Adornino ha creato anche una invidiabile possibilità di lavoro per i suoi 2 figli: Fabrizio alle pompe e Lorena al bar.
CORROPOLESI ALL'ESTERO
Grazie alla pagina FB "Corropoli. Storia, attualità e dintorni" abbiamo rintracciato una discendente della coppia dopo più di 100 anni dall'arrivo di questi corropolesi negli USA.

Grazie a lui, della coppia corropolese della foto, sbarcata in Pennsylvania, sappiamo varie cose.
Lui è Pio Felicioni (1891-1960), figlio di Nicola (1856) e di Maria Marziale (1859).
La ragazza è Lucia Palazzese (1893-1959).
Dalla coppia nascono Nicola (1916-1976), Maria (1920-1981), Luisa (1924-2004), Pasquale (1926-1983) e Marfalda (1931-1989).
CIAO, FABRIZIO - lutto
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Come suo padre non sapeva stare con le mani in mano.
Cresciuto tra camion, trivelle e escavatori, da giovanissimo si appassiona alla guida di grossi camion. Il suo lavoro è faticosissimo e disagiato, ma viene affrontato con amore e passione.
Il male lo coglie d'improvviso all'inizio di ottobre e lo porta via precocemente all'età di 60 anni.
Fabrizio, uomo superattivo, sbrigate le faccende di casa, riempiva il suo tempo libero con lo sport.
Fin da piccolo aveva amato il calcio. Aveva ricoperto il ruolo di portiere nell'USAC Corropoli per vari campionati.
Poi aveva cambiato sport... e la bicicletta era diventata la sua nuova passione.
La sua disponibilità era apprezzata e ricambiata da quanti entravano in contatto con lui.
Ciao, Fabrizio.
UN RICORDO DI PASQUALE
Si deve a questa sua passione il gemellaggio con Telve di Sopra, la valorizzazione del corropolese Italo Foschi (1° presidente della Roma Calcio)... ma ci piace ricordarlo anche per la sua passione per la fotografia. Se oggi circolano innumerevoli foto di classi scolastiche lo si deve a lui che, puntualmente, ogni anno scattava foto a tutte le scolaresche delle elementari del Centro Storico.
Come insegnante ha proposto una scuola nuova "rivolta al passato". Ha cercato di far appassionare i suoi alunni all'archeologia illustrando le bellezze della civiltà della ceramica di Ripoli e portandoli in gite scolastiche che avevano come meta siti di antiche civiltà.
Lo ricorderemo per i suoi numerosi libri.
Corropoli con la sua morte è diventata più povera.
giovedì 15 ottobre 2026
RICORDANDO ROSA E ORLANDO
BUONO COME IL SUO PANE
Quando una volta si diceva "pane" il pensiero volava a Peppe o a Nicola o a Fernando o a Iduccia o ai fratelli Quinzi.
Oggi a Corropoli è rimasto un nome solo: Luca.
Luca è un lavoratore instancabile che ci offre i suoi prodotti nel Centro storico corropolese.
Una volta aveva anche un punto vendita al Bivio, presso il Supermercato Tigre.
I suoi prodotti vanno dal pane aquilano ai dolci, ai panini imbotti, alle pizze... nei formati più diversi e gustosi.
Dopo il sisma del 2009 ha lasciato Paganica e si è fermato nel nostro Comune.
Da "Er principe" è diventato il "Re della Frittella".
LE DONNE RURALI
Sulle donne rurali hanno gravato l'educazione dei figli, la cura della casa, l'assistenza dei familiari anziani e, abbastanza spesso, l'aiuto fornito ai mariti nei lavori dei campi.
Qualche decennio fa, era lei che prendeva le decisioni per sé e i suoi cari.
Oggi sono altri che - tramite la pubblicità - indicano loro quello che devono fare, come devono vestire, cosa devono mangiare...
Contente loro, contenti tutti.
CIAO, DANTINO - lutto
In Amministrazione dal 1999 come Assessore per un decennio con Paolo D'Aristotile, come vice sindaco con Umberto D'Annuntiis e come Sindaco dal 2019.
Personalmente con Dantino se ne va una parte della mia fanciullezza. Siamo stati, per 2 anni, compagni di classe alle elementari.





























