I festeggiamenti in onore della Madonna del Sabato Santo, nell’occasione del 111° anniversario del primo miracolo (1915) compiuto dalla Madonna del Sabato Santo, a Corropoli, costituiscono un ciclo di fede, preghiera e profonda devozione, nel quale le componenti religiose affiancano quelle tipicamente popolari. La devozione mariana è culminata la sera del 20, quando tutti i gruppi di fedeli, che nel mese di maggio si sono riuniti, per recitare il rosario nelle varie zone del paese, si sono radunati presso la statua della Madonna, posta sul muraglione, all’ingresso di Corropoli.
Le mura che cingono il centro storico sono state illuminate dalle fiammelle dei lumini ed una lunga serie di candele ha fiancheggiato la via, che porta in chiesa. Le preghiere sono state ultimate durante la processione, verso il Santuario della Madonna del Sabato Santo, dove è stata celebrata la messa della Vigilia della festa, animata dal Coro Parrocchiale.
La statua della Madonna sul muraglione è posta in una sorta di nicchia ed è totalmente bianca, ben diversa dall’antica statua lignea, medievale conservata all’interno del Santuario.
I corropolesi, ma anche gli abitanti della Val Vibrata, sin dai tempi più antichi, hanno sempre avuto una particolare venerazione per la Madonna Addolorata, detta del Sabato Santo. Il venerato simulacro è una statua eretta, di media grandezza, scolpita in legno massiccio. Le sue braccia sono aperte, il destro rialzato, il sinistro disteso lungo il fianco, con la mano e l’avambraccio leggermente distaccati.
La sua origine è molto antica, sembra sia del 1400. Sulla sua provenienza, la tradizione ci dice, che la statua proviene da un paese in provincia di Ascoli Piceno e sembra che gli uomini incaricati del trasporto fossero assai perplessi di accettare l’incarico, per il pericolo a cui si esponevano.
L’itinerario prevedeva l’attraversamento del fiume Tronto, cioè il confine tra lo Stato Pontificio e il nostro Regno di Napoli e lungo il Tronto, erano sempre presenti schiere di malviventi armati. Tuttavia, le persone incaricate del trasporto della statua pregarono
la Madonna di liberarli da eventuali pericoli. Al momento di attraversare il confine improvvisamente il cielo si abbuiò e la visibilità divenne scarsissima. Costoro attraversarono il fiume in tutta tranquillità, e giunti a Controguerra si rincuorarono per lo scampato pericolo. In poco tempo la statua fu portata nel monastero di Mejulano, inizialmente retto dai monaci Benedettini.
Il 12 dicembre 1497, Andrea Matteo III Acquaviva, Duca di Atri e feudatario di Corropoli, decise di affidare il monastero ai Padri Celestini, ma per effetto delle leggi napoleoniche, nel 1807 il monastero fu soppresso e fu il popolo a salvare la statua della Madonna di Mejulano, portandola in processione nella chiesa di Sant’Agnese, al centro del paese.
Un’altra versione sostiene, che la statua sia stata donata da S. Emidio, Vescovo di Ascoli alla nuova chiesa di Santa Maria di Mejulano. Nel corso del tempo, diversi sono stati gli episodi avvenuti per intercessione di Maria SS. invocata nel Santuario di Mejulano.
Nel 1765 e nel 1855, Corropoli fu salvata dalla peste e dal colera, dopo aver portato in paese la statua dell’Addolorata. Per voto nacquero due processioni, il 15 agosto e l’ultima domenica di settembre, detta del “Ringraziamento”.
Per la grande devozione popolare, il 25 settembre 1904 la statua fu incoronata solennemente dal Vescovo, Mons. Alessandro Zanecchia Ginetti, su proposta del parroco Don Gaetano Salutanzi.
Ma è il 21 maggio, che i Corropolesi si sono raccolti con profondo affetto attorno al cuore dell’amata Madonna, in quanto avvenne proprio il 21 maggio il primo prodigioso movimento degli occhi della Madonna.
Il 21 maggio 1915, Domenica Vallese vide muovere
gli occhi alla statua della Madonna. La madre e Adalgisa D’Alessio confermarono il prodigio. La voce si sparse, la chiesa si riempì di gente, alcuni piangevano commossi, altri erano increduli. Accorsero le autorità: il Prevosto Gaetano Salutanzi, il Sindaco Gennaro Flajani, il medico condotto Giuseppe Cantarelli, l’Avv. Ottavio Rotini e il Rev. Don Costanzo Flajani.
Dopo il prodigio del 1915, la Chiesa predicò prudenza e vietò di gridare al miracolo. La voce si sparse in Val Vibrata e accorsero folle. Il Vescovo avviò un processo canonico nominando Mons. Giovanni Muzi, Vicario Generale, come giudice istruttore.
Mons. Muzi, appoggiato da Don Vincenzo Tanaj di Nereto, si recò personalmente a Corropoli e interrogò oltre 50 testimoni, scelti tra persone serie e autorevoli. Una commissione tecnica guidata dall’orologiaio di Nereto, Tito Rubini, esaminò la statua e certificò che non c’erano trucchi: gli occhi erano di legno fisso.
Con sentenza firmata a Teramo il 22 aprile 1916, Sabato Santo, il Vescovo Mons. Alessandro Zanecchia- Ginetti dichiarò che il movimento degli occhi era stato reale, prodigioso e non spiegabile naturalmente.
Il 21 maggio 1916 la sentenza fu letta a Corropoli con grande festa. Il Simulacro prodigioso fu portato in processione per tutto il paese, seguito da tutta Corropoli e dai rappresentanti dei paesi vicini: da Tortoreto arrivò un pellegrinaggio di 400 persone, con il prevosto Don Giuseppe De Fabritiis.
Dopo la sentenza vescovile, che riconobbe come prodigioso il movimento degli occhi della Madonna, Corropoli divenne meta di grandi pellegrinaggi, abruzzesi e marchigiani.
Con un Decreto in data 13 aprile 1940 la stessa Sacra Penitenziaria Apostolica concedeva l’Indulgenza Plenaria, a chiunque avesse assistito alla Funzione della Incoronazione della Madonna o comunque avesse pregato dinanzi alla Statua della Madonna del Sabato Santo il 21 maggio, anniversario del miracolo.
La notizia di questi privilegi tanto singolari elevò la Chiesa Parrocchiale alla dignità di Santuario Mariano del Sabato Santo, era il 31 marzo 1940.
Il prodigioso movimento degli occhi della Madonna si verificò nuovamente e per più giorni, nel mese di settembre del 1942.
Anche questa volta furono tante le testimonianze, tra queste ricordiamo il medico condotto, Gaetano D’Aristotile. Il movimento degli occhi della Madonna nel 1915 e nel 1942, durante le due guerre mondiali, continua ad essere le manifestazioni più impresse nella memoria popolare. La fede verso la Madonna del Sabato Santo, ancora oggi viva e sentita e il successivo Decreto, redatto dalla Segreteria di Stato di S. Santità favorì la richiesta di Don Adolfo Binni di decorare la statua con una preziosa corona. Spontaneamente i corropolesi offrirono oggetti d’oro, che furono fusi, benedetti e trasformati da Edmondo Chiodini in un’opera molto bella.
I festeggiamenti in onore della Madonna del Sabato Santo, nel corso degli anni sono stati resi possibili, grazie ai Parroci che si sono succeduti, a P. Henri Joseph Ralaiharo, Parroco attuale di Corropoli, all’Associazione “21 Maggio”, al suo Presidente, Renato Di Fiore, al supporto della Regione Abruzzo, al Comune di Corropoli, all’unione e alla devozione di tutti.
”Voglia il Signore suscitare altre anime generose e Corropoli seguiterà ad avere il primatoin tutti i campi e starà a testimoniare per altri secoli l’entusiasmo, l’amore suo verso la Madonna del Sabato Santo”.