🌅 Per i corropolesi il 17 giugno dovrebbe essere proclamato come la "giornata della poesia e dei poeti locali". Ben 2 poeti corropolesi sono nati in questo giorno. Il meno giovane è Luigi Ciarpelli.
Di lui, su Amazon abbiamo trovato "Luce avara", una sua raccolta di poesie. Una di queste composizioni ci ha riportato alla memoria una figura religiosa molto particolare. Ve la proponiamo. S'intitola:
Piccolo vecchio prete
Piccolo vecchio prete
che accedi curvo
agli ultimi anni
del ministero
cosa pensi dell'al di là
e del tuo passato
di messe e rosari?
Le rughe scandiscono
gli antichi travagli
mentre i fedeli in piazza
smaltiscono la domenica.
Se mai una donna
ha sconvolto il cuore
hai nell'anima
la melodia della gioventù.
Ormai tutto si è placato
non hai più lo scintillio
dei fermenti acerbi:
la pace ti accoglierà
come una casa il viandante.
Tu non sai nulla dell'Inferno
come molti,
tu non sai nulla del paradiso
come tutti.
Questa poesia ci ha riportato alla mente la figura di don Antonio Tonelli, un prete dalla spontaneità impressionante.
Sul tavolo non c'è traccia di Coca Cola o di Fanta, ma di Cynar e Millefiori. Siamo sotto Natale, ce lo dice il panettone affettato e il cappotto del patriarca: Mariano De Sanctis che ha vicino a sé la figlia Rita De Santis, seguita da Ezia Carulli, Loretta Ciavattini e dietro di lei Rosanna Recchioni, (?), Mirna Monti, Maria Di Emidio e vari bambini. Le due donne sedute sulla destra sono Iolanda Ciarpelli e Guglielmina Serrani.
📌 La coppia che vedete è la più prolifica di Corropoli che siamo riusciti ad individuare. E' formata da Iolanda Ciarpelli e Mariano De Sanctis (foto anni '60).
Lei, una vera "madre coraggio", lui il sacrista di Corropoli. Hanno messo al mondo ben 15 figli... tutti bravi, rispettosi e lavoratori.
Il primo è Alessandro, chiamato da tutti Peppino (emigrato in Australia, ma morto a Corropoli), seguono poi Gino (poliziotto), Maria Concetta (suora), Rita (vive a Corropoli), Teresa e Laura (in Australia), Michele e Menichetta (in Canada)... poi ci sono stati vari neonati deceduti dopo la nascita ("diventavano gialli e morivano"); Laura Dina è riuscita a vivere fino ai 3 anni.
Fine anni '50. Una classe tutta maschile guidata dal maestro Ettore Fabbiani. La televisione è già arrivata nelle scuole e l'educazione civica ha un grande rilievo su una parete della classe. Pensiamo di aver riconosciuto a partire dall'alto a sinistra Umberto Di Saverio, Antonio Ricci, (?), il maestro, Camillo Ciabattoni, Marcello Camaioni di Pr'pò, Giuseppe Di Giminiani, Arduino Grilli, Mario Tarquini, Gino Giosia, Crognali Nino, Mauro Censori; seduti: Luigi Ciarpelli, Francesco D'Angelo d' Pucc', (?), Alessandro Cardelli e Dino Di Berardino.
Per la "festa del papà" proponiamo questa bella foto. Nella foto, fino a prova contraria, la coppia più prolifica di Corropoli: ben 15 figli. Siamo negli anni '60. In casa De Sanctis arriva il televisore... la coppia (Iolanda Ciarpelli e Mariano) posa con orgoglio davanti al nuovo passatempo.
C'è un nuovo divertimento. Il televisore di una volta poggiava su un carrello, necessariamente a 2 piani. Quello inferiore era riservato allo stabilizzatore di tensione che serviva ad evitare sbalzi di tensione e di corrente, che fulminavano le valvole.
Se il Comune di Martinsicuro il 12 marzo 2026 è stato il punto d'arrivo della 4^ tappa della Tirreno Adriatica, Corropoli il 15 marzo 1978 ne fu il punto di partenza per la tappa Corropoli-Civitanova Marche.
📌 Un ciclista attira, più degli altri, l'attenzione degli appassionati. E' Francesco Moser, detentore della maglia di Campione del Mondo conquistata a San Cristobal in Venezuela il 5 settembre 1977.
Le "mosche" che circondano il Campione mondiale sono corropolesi e neretesi.
Quelle corropolesi sono: Sergio Foschi (l'uomo con gli occhiali), Adamo Addezi (accosciato a destra) e Claudio Fazzi (fila centrale). Quest'ultimo, nativo di Corropoli, si trasferirà in territorio neretese, ma tornerà ad essere corropolese con il matrimonio.
Accosciato in basso c'è il neretese Francesco Minora e in piedi, facendo da corona al campione Moser, troviamo da sinistra Massimo Leone, Antonio De Santis, Gianni Castroni, Mariano Ciarpelli e Gabriele Anzidei.
📌 Martedì 27 gennaio 2026, sotto i portici di piazza Pie' di Corte verranno deposti fiori sulle 2 Pietre d'Inciampo, incastonate nel pavimento dei portici, davanti l'ingresso del Municipio. Una di queste è dedicata a Domenico Ciarpelli.
Domenico Ciarpelli il 27 gennaio 2024 è stato insignito di una medaglia d'onore dalla Presidenza della Repubblica, ritirata dalla nipote Michetti Gemma, in occasione del "Giorno della Memoria", per essere stato deportato ed internato nei Lager nazisti. Il 28 gennaio 2025 il Comune di Corropoli dedica una delle 2 Pietre d'Inciampo a Domenico Ciarpelli.
Il corropolese Domenico Ciarpelli (1919-1986) è stato un finanziere. Venne catturato in Albania e deportato nel lager di Dortmund dall'8 settembre 1943 al 1° maggio 1945. Da prigioniero non volle aderire alla Repubblica Sociale Italiana e, nel lager tedesco, lui e gli altri deportati non furono trattati "coi guanti bianchi". Domenico rientrò in Italia nel 1945 in condizioni fisiche scheletriche.
Martedì, 27 gennaio 2026, alle ore 10:45 il Comune di Corropoli deporrà fiori sulle Pietre d'Inciampo incastonate nel pavimento dei portici davanti alla porta d'ingresso del Municipio.
Lo svelamento delle due pietre si è tenuto il 28 gennaio 2025 alla presenza di autorità civili e militari.
Le Pietre di Inciampo (grossi sampietrini ricoperti nella parte superiore da una lastra di ottone) sono dedicate a Domenico Ciarpelli e a Domenico di Berardino, per ricordare sia i 2 militari corropolesi internati, sia le sofferenze dei prigionieri dei lager nazisti.
Il nuovo millennio era appena iniziato e per interessare i ragazzi della 1° media di Corropoli il loro insegnante di francese propone di far cantare l'inno nazionale della Francia "La Marseillaise" ispirandosi ad una semplice sceneggiatura che rievoca la marcia del popolo francese verso Versailles o il corteo di topi della fiaba "Il pifferaio magico" di Hamelin. Quelli che conoscono il francese noteranno dei difetti di pronuncia... ma non gli abbiamo dato peso. Non volevamo fare un'opera di perfezione, ma di passione. La voce recitante dell'inizio è quella di Giordano Pantoni. Dietro di lui compaiono Marta Casareale, Alice Di Luca e Giovanni Pellegrino. A questi si aggiungono Davide Di Egidio e Luca Scataglia. Le 4 ragazze sono Carla Cretone, Alice Sabini, Silvia Fioretti e Chiara Ciarpelli. Chiudono il piccolo "esercito" Simone Pancottini e Morgan Tarquini.
Da questa sofferenza, che l'ha colpito in giovane età,
sgorga la sua grande vena poetica. Fra le innumerevoli composizioni ne abbiamo scelto una autobiografica: "Giovanile disagio".
Lunga composizione che vale la pena di leggere e/o ascoltare.
Felice bambino giocavo con poveri oggetti frutto di fantasia fervida compagna della mia fanciullezza. C'era il sole quel giorno ed io affaccendato fantasticavo viaggi interminabili. Improvvisamente un grido, dai campi un gemito: due uomini con fatica recavano un corpo di donna. Era mia madre caduta da un albero. Rimasi di sasso temendo tristi presagi. La portarono a casa, adagiata sul letto soffriva senza lamenti, una lacrima spuntava sugli occhi neri su quello sguardo su cui rifletteva tanto dolore. Giunse il medico che scuotendo la testa "la schiena è fratturata" disse; la portarono via e per mesi non vidi il suo sguardo. Piangevo e un peso greve tagliava il respiro. Lei era tutto il mio mondo la mia completezza; un grumo di sofferenza si disperdeva negli arti. Il suo petto generoso non si apriva ai richiami di un bimbo infelice. Il suo passo snello non sconvolgeva il battito del cuore. Ora che scrivo piango per allora quando camminavo come automa. Sedevo sul banco di scuola e guardavo con fissità i compagni di età con cui prima giocavo sereno: piccole statue chiassose urlavano e correvano... avevano la mamma|
Lei, dopo anni di atroci dolori
morì
lasciandomi solo
con la mia adolescenza.
Mi dicevo
che non potevo ridere
perché senza madre.
Il suo viso mi seguiva
nelle primavere fiorite
sotto gli alberi
dove sedevo ad ascoltare
il fruscio del vento.
Guardavo i pioppi
e lo stormire delle fronde,
aspettavo che tornasse paziente per lunghi giorni
come l'attesa di un figlio
e il mio cuore batteva
in sintonia
col suo agile passo. La madre è un dono che il cielo ci ha dato per gli anni inermi. Passeggiavo sull'erba da fieno accarezzando i fiori della lupinella e la sera mi accasciavo sul letto di sfoglie di granturco sospiravo con la testa sul cuscino. Il mattino spuntava il sole opaco che non mi diceva più nulla.
A cavallo di due millenni, sotto i portici di piazza Pie' di Corte, c'era una bacheca a disposizione di quei cittadini che volevano evidenziare con educazione, civiltà e poesia, problemi che angustiavano la popolazione.
Pasquino ha avuto tra i suoi collaboratori anche Luigi Ciarpelli, poeta, che in vernacolo evidenzia il problema del cimitero che appare trascurato, disordinato, sciatto e scialbo. Naturalmente il problema fu risolto.
LU CEMETERE
Sta vodde parleme de na cusa vere:
de come sta lu cemetere e se vale na parole
ci sta li jerve
a puste de li ajole.
Li murte repose 'npace
ma stu puste ne je piace;
li vive che ce và
se cumince a lamentà
pecché nesciune pense
a daje na ressediate
come nu puste reservate. Sole li ladre ce passe
pe li solde che po' fregasse
a li femmene devote che va a purtà nu fiore
'nghe nu cò de battecore. Lu jurne de tutte li Sante, quande ce va tutte quante,
è belle accumedate. Ma la cuse nen pare juste, demece da fa tutte l'anne
a daje na misse a puste, pecché lu campesante ce aspette tutte quante.
Corropoli, 16/10/1999
Questa poesia fu motivata dal triste spettacolo che offriva il cimitero alla fine del secolo scorso.
Sono ragazzi degli anni '50/'60, sono contenti di giocare anche a piedi scalzi sull'aia. Qualcuno decide di scattare loro una foto e la loro felicità va alle stelle.
Sono da sinistra Antonio Ricci, Enio Marziale, Luigi Ciarpelli e Luciano Falò.
Luigi Ciarpelli nasce a Corropoli. L'infanzia felice è troncata dalla tragica morte della madre.
Per lui si aprono le porte del collegio, dove si diploma. Giovane spensierato insegue tutte le esperienze fino al matrimonio, che stempera le sue angosce. Vive la sua terza età in campagna, leggendo, scrivendo e inseguendo ricordi.
INGENUO RIFUGIO
China sullo scoglio, la mente rugosa,
ascoltai il rumore del mare,
temerario cercatore
di sincero silenzio. Dimenticai la ressa,
le luci ai vapori di sodio
sugli argini delle corsie.
Dalle vie selvagge delle città
fuggii intenerito
i passanti numerosi: visi frettolosi,
statue incolori. Fisicamente deluso dalla calca delle spiagge,
della pelle morbosa
mi spinsi a cercare un sasso marino.
Ora,
pacifico eterno bambino
mi siedo sulla roccia
e preme, lontana fanciulla,
il nostro amore passato. Con i piedi nell'acqua.
i capelli sciolti, immagino cose, idee gracili e nude, ma io vivo, o mondo rissoso, il mio amore cosparso
di cultura e di azzurro. Ti penso,
col mio sguardo orgoglioso, rapito dal tuo antico colore. Ora vivi con me,
nella pace e nei sogni. Il filosofo del tempo verrà a portare nuovi saperi, a dire che l'incanto è vicino.
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Ormai questo volto è vivo solo nella memoria dei suoi cari e di qualche amico.
Splendora Ciarpelli ci ha lasciato il 29 ottobre 1979 e in Splendora rivediamo le nostre mamme dei tempi passati, tutte casa e chiesa. Mamme sempre disposte a preparare cibi genuini a figli e nipoti.
Nella foto Splendora con il matterello sta stendendo la pannella da cui ricavare fettuccine o quadr'ccitt'. Siamo propensi per questi tipi di pasta perché sul tavolo con piano di marmo non compare la chitarra o lu macch'r'nar' che serviva per preparare i maccheroni. La foto ci testimonia un'altra usanza scomparsa: quella di appendere cartoline, foto o appunti inserendoli tra l'intelaiatura in legno e il vetro della credenza.