IL BLOG DEL RICORDO... DALLA PARTE DEL CITTADINO

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venerdì 11 settembre 2026

L'ALLEGRA LISANDRINA


📌 Pochi corropolesi ricorderanno il viso e l'aspetto fisico di questa donna, Alessandrina Di Giminiani, morta nel 1988 all'età di 98 anni.
Sono molti di più i corropolesi che ricordano il suo carattere deciso e risoluto e le sue battute pronte e perspicaci.
Infatti si racconta ancor oggi, a quasi 40 anni dalla sua morte, che Lisandrina  il 12 settembre 1980 (giorno del suo 90° compleanno) era ricoverata in ospedale.
Il personale medico e paramedico, di fronte all'età avanzata della paziente, alla sua lucidità, al suo modo di porgersi gentile ma fermo, decide di organizzare in suo onore una festa in corsia.
Durante l'allegra riunione qualcuno augurò: "N'addra fèsta la t'enèm'e fa' quann' fì 100 ann'!"
"Scì - rispose Lisandrina - s' c' stèt' angor'!"

giovedì 6 agosto 2026

S. DONATO e ZINA MAFALDA


Ritorna Zina Mafalda che stavolta racconta dei particolari sulla festa di San Donato di una volta.
Abbiamo trascritto il testo dei suoi ricordi. Le "e" senza accento sono mute.

Lu jurne de Sande Denate, quannère piccula, mamme me svejève de prima matì é me urlève:. "Svijete. Uje è lu jurne cchiù bille de la staggiò. Me tì aiutà a cucinà. Ce sta lu temballe é lu pulle da mètte déndre lu forne. E' la nzalata? Se té recapà la nzalata! Lu pavemènde è vicchije ma t'è da èsse nu spicchje. Arrive li parinde. Sbrìhate ca chisce fra puche se prisende!
I misse lu citrò déntre la tina nghe lu gèle? Me raccummanne: lu tassille té stà "sopra"
Me ti dà na mà!
Pu, dope magnate pu ì a la fèste. La mèsse la sinde massère. Vacce nghe Grazietta e Peppenèlla. Cumprèteve pure li nucèlle, ma recùrdete de repurtalle a nunnute. E' nu jutte, anghe se ne li pò acciaccà.
Vanne pure a la precessiò... e nen move tande ssu cule, nghe tutte li giuvenutte che vé da tutte li parte.
Massère pu tuttanzimbre jème a sendì lu candande.... Chi ce stà?
Ce sta Little Toni! 

Ah, recurdete de cumprà li bijtte de la lottéria. Putème vénge nu muturine.
Mò avaste! Cumincia à laverà!"


T R A D U Z I O N E

Il giorno di San Donato, quand'ero piccola, mamma mi svegliava presto e mi urlava: "Sveglia. Oggi è il giorno più bello della stagione. Mi devi aiutare a cucinare. C'è il timballo e il pollo da mettere in forno. E l'inzalata? Si deve pulire l'inzalata! Il pavimento è vecchio ma deve essere come uno specchio. Arrivano i parenti. Sbrigati che questi fra poco si presentano!
Hai messo il cocomero nel tino col ghiaccio? Mi raccomando "lu tassille"deve stare in alto.
Mi devi aiutare.
Poi, dopo pranzo puoi andare alla festa. La messa l'ascolti stasera. Vacci insieme a Grazietta e Peppinella. Compratevi pure le noccioline, ma ricordati di riportarle a tuo nonno. E' un ghiotto, anche se non le può masticare.
Vai pure alla processione... ma non muovere tanto quel culo, con tutti i giovanotti che arrivano da tutte le parti.
Stasera, poi tutti insieme andiamo a sentire il cantante... Chi ci sta?
Ci sta Little Tony!
Ah, ricordati di comprare i biglietti della lotteria. Possiamo vincere un motorino.
Adesso basta! Comincia a lavorare."


CLICCANDO QUI Zia Mafalda ci parla di vaccinazioni.

CLICCANDO QUI Zia Mafalda parla a don Ivo.

mercoledì 22 aprile 2026

FRATELLI DI DOMENICO



Siamo nei primi anni '20. Due dei fratelli Di Domenico posano per una foto ricordo in uno studio fotografico. Sono Rizziero (1910-1992) e Leo (1908-1997).
Due figure mitiche del variegato mondo popolare di Corropoli. Sono stati gli ultimi utilizzatori del dialetto stretto corropolese, quello dominato dalle "i" al posto delle "u".
Mentre tutti per dire "gli spaghetti col sugo" dicevano "li maccarù ngh' lu sugh'" i fratelli Di Domenico amavano dire "li maccarì ngh' lu sigh'". "Pure tu" diventava "Pir' ti"; "Accendi la luce"... "Appiccia la lic'"... e così via.
Nella vita sono stati prevalentemente muratori, ma si adattavano a fare lavori diversi.
Rizziero e Leo avevano un altro fratello minore: Venturino che invece ha preferito il lavoro di falegname fino agli ultimi giorni della sua vita.

sabato 28 febbraio 2026

TRADIZIONI SCOMPARSE


Mò ch'arriv' marz'
dov' t'ncontr' t'ammazz'
crucchje quà, crucchje là
tutt' li crucchje là a .........

Io la ricordo così.
Questa specie di filastrocca o di scongiuro si concludeva col nome di una casata contadina (a piacimento) e faceva parte di un rito agreste che si celebrava nella notte di passaggio tra febbraio e marzo.
Veniva denominato "lu scaccia crucchje" e serviva a scacciare li crucchje (piccoli roditori di campagna - in italiano arvicole) che spesso mandavano in rovina i raccolti perché, scavando gallerie, riuscivano a raggiungere le radici e il midollo delle piante.
Nella campagna di mio padre prediligevano in maniera particolare i carciofi.
Il rito "d' lu scaccia-crucchje", per i bambini degli anni '50, diventava un gioco divertentissimo. Battendo coperchi di pentole, barattoli e quant'altro potesse produrre rumore, giravano per la campagna recitando la filastrocca.




Anche Rita Ciafré ci invia un suo ricordo di filastrocca:

Crucchje a fratt', crucchje a fratt'
Ca d'ma è lu prim' d' Marz
tand' n' trov' e tand' n'ammazz'
c' m'ttem' na forch' d' spì
tutt' li crucchje jò Chiappì.

lunedì 9 febbraio 2026

POESIA PER SANTA SCOLASTICA


Son passati più di 40 anni dalla morte di Mario Eugeni (17 luglio 1980). 
Se son sempre meno i corropolesi che ricordano la sua figura, son sempre di più le persone che apprezzano i suoi versi.
Mario era molto legato alla sua Corropoli e la tradizionale festa di Santa Scolastica non poteva non essere il tema di una delle sue composizioni poetiche in dialetto locale.


SANTA SCULASTRA  MI

Quann'è la feste de Santa Sculastra
s'ariapre ne chjsette de campagne:
arrive tanta gente, anche furastra,
e li mamme a li fije s'accumpagne.

"Santa Sculastra mì, quanne me fije,
famme calà lu latte a catenelle:
la criatura t'offre nda nu gije,
fammela cresce nda ssa turturelle!
"

"Santa Sculastra mì, nda na surelle
j gire nche sta preta n'cocce e diche,
e pe tre vodde, j ca nen so' belle,
famme truvà nu cince de marite!"

'Ntante se beve e se magne li nucelle,
s'arsponne tutt'assime a li tanije,
cale lu sole e nda li picurelle
e patre, mamme e fije s'arivvije.

Tante vodde so' ditte tra me stesse:
"Ma proprie che vo' chiste da sta Sante?
Pe conte mi li pijarì pe fesse,
cuscì nda capetate a tante a tante!...
"


Traduzione in italiano

Quando è la festa di Santa Scolastica
si riapre una chiesetta di campagna,
arriva tanta gente, anche di fuori,
e le mamme alle figlie fanno compagnia.

"Santa Scolastica mia, quando partorisco
fammi produrre il latte a catinelle:
la creatura ti offro come un giglio,
fammela crescere come quella tortorella!
"

"Santa Scolastica mia, come una sorella,
io giro con questa pietra sulla testa e dico,
e per tre volte, io che non sono bella,
fammi trovare un cencio di marito!
"

Intanto si beve e si mangiano le noccioline,
si risponde insieme alle litanie!
Scende il sole e come le pecorelle
e padre, madre e figlia si riavviano.


Tante volte ho detto tra me stesso:
"Ma che vogliono costoro da questa Santa?
Da parte mia li farei fessi
così come è capitato a tanti"

sabato 17 gennaio 2026

LA TROMBOSI


📌 Oggi, 17 gennaio, è la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue locali.
E' stata istituita dall'UNPLI nel 2013 con lo scopo di tutelare e valorizzare questi patrimoni culturali unici.
Questo blog lo fa in maniera particolare: trasformare una foto storica corropolese in una "barzelletta", con lo scopo di strapparvi "'na r'sata"... 
Abbiamo immaginato il dialogo tra le 3 persone sedute in piazza Pie' di Corte a Corropoli.
Uno dice: "Intanto Emidio è morto a novant'anni!"
Il secondo: "con una trombosi".
Il terzo: "Diamine! A 90 anni ancora andava fr'chènn'?"
E' solo un dialogo di fantasia, IN DIALETTO.
Questo blog si trova in perfetta sintonia con
 l'UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d'Italia): il dialetto non è una degradazione della lingua italiana.
Parlare in dialetto spesso significa parlare la lingua madre dei nonni o anche dei genitori. In ogni caso è un modo di restare in contatto con i luoghi d'origine, con le tradizioni, con un passato al quale, spesso, guardiamo con nostalgia.

Noi abbiamo già affrontato il tema del dialetto con questi post:
La voce di zia Mafalda

LA LOFFA



📌 Oggi, 17 gennaio, è la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue locali.
E' stata istituita dall'UNPLI nel 2013 con lo scopo di tutelare e valorizzare questi patrimoni culturali unici.
Questo blog lo fa in maniera particolare: trasformare una foto storica corropolese in una "barzelletta", con lo scopo di strapparvi "'na r'sata"... in dialetto.

"La loffa" in dialetto è una "scorreggia soffocata" (senza rumore).
I personaggi stanno dicendo:

Chi l'ha fatta?
Sento una puzza!
Non sono stato io!
Io, i fagioli non li mangio!
Io la sento vicina!


Chi è il presunto colpevole?
Guardate la sua faccia evasiva!


L'evento.
Si intuisce subito che sta per avvenire qualcosa di memorabile. Ci sono troppe autorità in giro. 
C'è il vescovo Abele Conigli, l'onorevole Remo Gaspari, il sindaco Gaetano D'Annuntiis e un colonnello del Distretto militare di Teramo.
E' il 22 dicembre 1974. Si sta per inaugurare il monumento ai caduti sistemato nei pressi di piazza Pie' di Corte (area della villa comunale). 
In fondo a sinistra con gli occhiali riconosciamo don Ermanno D'Adiutorio, parroco di Corropoli. La signora in grigio in primo piano è Elvira Speca, sorella di Francesco, medaglia d'oro al Valor Militare. La ragazza con trench bianco (a sinistra nella foto) è Simonetta Michetti.


lunedì 16 giugno 2025

PENSIERI NASCOSTI

📌 Oggi, 17 gennaio, è la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue locali.
E' stata istituita dall'UNPLI nel 2013 con lo scopo di tutelare e valorizzare questi patrimoni culturali unici.
Questo blog lo fa in maniera particolare: fumettando una foto antica corropolese in una "barzelletta", con lo scopo di strapparvi "'na r'sata"...


Traduciamo per quelli che non conoscono il dialetto abruzzese e, in particolare, quello corropolese.

FONDO VERDE = Guarda quella vanitosa! Ha detto che doveva reggere la scala!
FONDO ROSSO = Invece d'aiutarci, s'è messa in posa!

Abbiamo parlato di questa foto in maniera seria in  QUESTO LINK.
 

sabato 29 marzo 2025

DIALETTO (uccello padulo)

Questo blog è dichiaratamente a favore della sopravvivenza dei dialetti in generale, e di quello abruzzese in particolare... e quando trova sul web qualcosa di notevole non può far a meno di evidenziarlo.
Per il 70° anniversario di regno della Regina Elisabetta II @ilpretuziano ha magistralmente doppiato in dialetto abruzzese alcune fasi della cerimonia.
Tutti i complimenti all'autore. CLICCATE QUI per il filmato.
Un filmato in dialetto abruzzese che supera le 234.000 visualizzazioni.

venerdì 17 gennaio 2025

LA GIORNATA DEL DIALETTO

📌 Il 17 gennaio, su istanza dell'UNPLI (Unione delle Pro Loco), si celebra la GIORNATA NAZIONALE DEL DIALETTO.
Questo blog condivide i suggerimenti dell'UNPLI e ha immaginato un dialogo tutto corropolese tra i giudici Falcone e Borsellino.

FALCONE : Ch' strada t'ha dat' a tté, iécch' a Curruppje?

BORSELLINO : N'n m' ci fà p'nzà! E' na strada d' cambagn', piccula, stretta... Ti da pr'gà d' n'ancuntrà nu camje... sennò ngh' la mach'na ng' piss'!.
Ti stà attend'. Pu hi a sbatt'!
E' na strada ch' f'nisc' là dova cuming' la cambagn' de Nnareta, frà.
C' pass' puca ggend'. C' sta sol' 4 o 5 cas'.


FALCONE - Pur' a
 mmé m' n'ha dat' una stretta, ma tutta dritta ngh' 4 piand' e 4 cas'.
Gugol ngià scritt' mangh' lu nom' mi! E' culurata d' giall'.
La strada f'nisc' jò dov' na vodd' c'abb'tèv' "Li mbamù", "Gli infamoni" a mmé  ch' li sò sempr' cumbattut'.
M' sa ch' l'ha fatt' apposta là a lu Cummun'.

Borsellino : Nné lu uèr' Giuwà. Sennò mich' ci facev' nu bell' ritratt' ngh' li scart' d' légn' culurat' ?



martedì 10 dicembre 2024

COS'E' ?


Non sappiamo da quale parola italiana derivi il termine L'nacc', sappiamo però che questo termine veniva usato per indicare un tappo di sughero.
(Speriamo che qualcuno dei nostri lettori sappia dirci qualcosa di più).
Il sughero un materiale leggero, duttile, resistente all'acqua (per cui non marcisce)... un materiale prezioso tenuto in alta considerazione dalle passate generazioni.
Quando, negli anni '50, veniva stappata una bottiglia di spumante in occasione di una festa importante il tappo veniva recuperato, rimodellato e riadattato al collo delle bottiglie tradizionali.



giovedì 29 agosto 2024

LA CIAMBANA


Mirella Ciccarelli, una nostra lettrice, ci ha suggerito questo aneddoto rimasto famoso in Val Vibrata:

Una bambina, traducendo dal dialetto, esclama: "Mannaggia! Mi ha poncicato una ciambana. Mi ha fatto un cotone. Oddio, come mi moccica!"

La frase in dialetto suonerebbe così: "Mannagge! M'a pencecate na ciambana. M'ha fatte nu cutò. Oddje, come me mocceche!

In italiano corretto dovremmo tradurre: "Diamine, M'ha punto una zanzara. M'ha fatto un bozzo (pomfo). Dio, come prude!"

POMFO indica la parte arrossata, gonfia, pruriginosa, tendente ad indurirsi dopo la puntura di un insetto.


domenica 9 giugno 2024

MOMENTI DI... RIFLESSIONE


Per capire appieno l'ambiguità del titolo bisogna guardare la foto completa sottostante.
Sul bordo della fontana di piazza Pie' di Corte sono appoggiati due profondi conoscitori linguistici del dialetto corropolese. Il primo a sinistra è Rizziero Di Domenico, (1910-2001) muratore, e l'altro Romolo Di Matteo (1911-2009), commerciante. 
Grazie a loro era possibile scoprire le differenze dialettali esistenti tra il Centro Storico e il resto del territorio corropolese. 
Nel centro storico "Corropoli" veniva pronunciato Currup'l' e fuori Curuppie, mentre i maccheroni col sugo nel centro storico venivano detti li maccarì ngh' lu sigh', mentre fuori li maccarù ngh' lu sugh'.

venerdì 12 aprile 2024

PER UN AMICO



C'è uno scrittore a Nereto che non ha scritto solo di politica, di sport, di fatti sociali... ma ha scritto anche romanzi, commedie teatrali in vernacolo, poesie in lingua e in dialetto, saggi... insomma Vinicio Ciafré è uno scrittore che ha saputo spaziare... e che io ho la fortuna di avere come amico.
Da questa amicizia e dalla stima reciproca è nato non un semplice componimento poetico, ma un SONETTO (12 versi in cui metrica e rime obbediscono a precise regole).
In questo carme (che mi onora) Vinicio Ciafré ha usato il DIALETTO (che mi entusiasma), una
 lingua ben più difficile e povera (per numero di parole) della lingua italiana. Buona visione.


La poesia è in dialetto neretese.
Le E sonore si distinguono per l'accento. Altrimenti sono mute.

A UMBERTO POMPILII

A tté, Umbè, valènde prefessòre,
te sògna fa' sénz'addre nu sonétte
e nde lu facce in lingua, ma 'ndialètte,
nghe li paròle ch'escia da lu còre.

Umbé, tu ijé 'n artìsta, nu segnòre,
nu crestejà che mèreta respètte.
A n'é 'nzegnàte tu nghe su 'ntellètte
de cuòse bbèlle, sagge, de valore,

a 'na fréca de ggiùvene e frechì.
Nen tutte se po' métte a par'a tté
e quéste nen lu dìche sòle i'.

Umbé, la gènde tutta te vò bbè
pecché de la lealtà ijé nu cambione
e tié lu prègge d'èsse 'n òme bbuòne.

Vinicio Ciafré
22/02/2022



lunedì 1 aprile 2024

DON IVO e ZINA MAFALDA



📌 Riproponiamo il breve monologo in dialetto  di Zina Mafalda davanti alla tomba dell'ex parroco di Corropoli, nonché Monsignore don Ivo Di Ottavio.
Il filmato del monologo è sottotitolato per una migliore comprensione dialettale.
Le "e" senza accento sono mute. Quelle sonore hanno l'accento. 
Attenzione! La congiunzione "e" (in italiano senza accento) noi la scriviamo con l'accento perché è sonora!
Qui di seguito c'è la traduzione in Italiano per quelli che non conoscono il dialetto corropolese.


Don Ivo? Don Ivo? Mi senti?
Mi è stato detto che al tuo funerale c'era tanta gente.
Io non sono potuta venire. Dovevo fare: ma ci sono venuta prima. Non ti ho potuto vedere per l'ultima volta. La bara era chiusa. Però ho riportato a casa il tuo ricordino.
"Come vi ho amato, amatevi pure voi e non scannatevi" - ci sta scritto.
Quanto sei bello con la tonaca nera e la fascia rossa. E la fila di bottoni? Sembra una strada stellata che ti porta in paradiso.
Il sindaco ha dichiarato il lutto cittadino. Ha fatto bene!
Per le persone buone... questo ed altro!
Ciao, don Ivo. Non so se mi senti. Però t'ho voluto bene. E pure tu.
Adesso ti dico 2 Padre Nostro, 10 Ave Marie e 3 Gloria al Padre.

lunedì 4 marzo 2024

POESIA PER LUI


Il dottor Emilio Tonelli dedica una poesia ad un suo collega-poeta: Gaetano D'Aristotile.
Un ritratto riaccende il ricordo di una persona cara e la mente va a ritroso verso affetti di un passato recente.


LU RETRATTE

Jò lu campusante 'nnanze la cappellette
mantemà l'ucchie m'ha ite
sopra l'addare so viste nu retratte:
"Ma che facce belle attinive!
La facce de n'ome bbone!"

Lu pinzire ha 'ndise na voce
c'ha rembalzate 'npiazze.
Llà lu scure de la cchise,
'mmezze lu ciardì piene di cillitte,
dentre la stanzette di li visite,
su la pultrone preferite
e dapù sù, sù verse lu cile.
"Dun Caldà, dova stì?"
'Arguarde lu ritratte:
'nnanze mi stì e me surride.

                          Emilio Tonelli

sabato 26 agosto 2023

LA FAVOLA DI ZIA MAFALDA



Zina Mafalda vi racconta in dialetto una favola. Per ascoltarla premete la freccetta della foto a fine post. 

Oggi, non si può più dire la verità.

Un giorno la Verità s'incontrò con la Bugia.
Siccome stavano vicino ad una fontana la Bugia disse: "Perché non ci facciamo un bel bagno? Guarda quant'è bella e chiara l'acqua".
La Verità guardò: "Era vero!"
Allora tutte e due si spogliarono.
Ma ad un tratto la Bugia prese i vestiti della Verità, li indossò e scappò.
La Verità cominciò a piangere. Arrivarono in tanti e, vedendo la Verità nuda, cominciarono a dirle male.
La Verità non volle indossare i vestiti della Bugia e, per la vergogna, affogò.
Oggi, per il mondo gira la Bugia, indossando i vestiti della Verità e dicendo che vuole fare del bene a tutti indistintamente.
E le persone le credono perché non amano vedere la Verità nuda.


(Adattamento in dialetto di un'antica leggenda)


venerdì 24 marzo 2023

PAROLE SCOMPARSE


"Li sgammacc'" parola dialettale legata al mondo agricolo e in particolare alla coltivazione del mais o del granturco. La conoscete? 
Nella lingua italiana possiamo tradurre "li sgammacc'" con il termine "steli, fusti, gambi, culmi" e il termine dialettale sembra derivare dal termine "gambo" caricato da un senso dispregiativo. Infatti essi ritardavano lo sgombero dei terreni.
Dunque "li sgammacc'" sono i legnosi fusti del granturco lungo il quale crescono le foglie e i frutti.
Dopo la crescita si attendeva che la pianta si seccasse prima di raccogliere i frutti.


Dopo la raccolta i gambi, privati delle foglie, venivano conservati per alimentare i falò in onore di Santi o per riscaldarsi d'inverno vicino al camino. 
Questo succedeva una volta, oggi con l'avvento dei mezzi meccanici, ovvero delle trince, anche il termine "li sgammacc'" è stato "tritato".

Aspettiamo e apprezziamo eventuali vostre correzioni o precisazioni. GRAZIE.


venerdì 6 gennaio 2023

LI Z'FFRICUL'


Li z'ffricul' sono ciò che resta dopo scioglimento del sevo (lu siv'), il grasso di maiale che si trova tra le costole e la pancia. Il giorno dopo aver ammazzato il maiale questo grasso che appare solido, viene staccato, fatto a pezzetti e fatto sciogliere in un calderone di rame posizionato su un bruciatore (un tempo sul fuoco). Si aggiunge un po' d'acqua per non farlo attaccare finché non comincia a sciogliersi.
Quando tutto il sevo si è sciolto con una schiumarola si tira fuori la parte solida ovvero li z'ffricul' che venivano utilizzati per fare delle focacce o per insaporire la polenta. Li z'ffricul' in italiano vengono chiamati sfrigoli o, a secondo delle Regioni, ciccioli o grasselli.


Il grasso sciolto una volta solidificato prende il nome di strutto che viene utilizzato per affogare le salsicce dopo averlo fatto sciogliere lentamente vicino al fuoco oppure come condimento nei sughi.
Ancora oggi viene venduto per fare dolci; le sfogliatelle abruzzesi necessitano dello strutto altrimenti non 'sfogliano'.

Carmine Di Matteo


Nella foto Palma Cichetti intenta a sciogliere il grasso con la schiumarola in mano. Siamo in casa Stellini.

domenica 10 luglio 2022

NON SI FA PIU'


Come si chiamava nel dialetto della vostra zona l'operazione di seguito descritta?
Una volta la donna di casa mischiava cenere di caminetto e acqua, poi metteva in un tino panni insaponati con sapone fatto in casa.
Sopra il recipiente (contenente i panni) veniva steso un robusto telo a maglie larghe su cui veniva cosparso l'intruglio di cenere su cui veniva versata acqua bollente.
Quest'operazione si effettuava la sera e si lasciava riposare il tutto per una notte.
Al mattino i panni venivano portati alla fonte per un poderoso risciacquo, poi stesi al sole ad asciugare e, quindi, stirati con un ferro a carbonella.
Quale parola dialettale veniva usata per indicare questa operazione?
Indicate anche la zona. Grazie.
Le persone di una certa età ci possono aiutare di piu'.

Le risposte (non doppie) verranno pubblicate qui sotto. Grazie.