IL BLOG DEL RICORDO... DALLA PARTE DEL CITTADINO

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domenica 26 luglio 2026

LE CANESTRELLE


Tradizioni in via di estinzione.
Ad Amandola questo termine indica una tradizionale processione nata alla fine del 1800.
Ad Ancarano una sfilata in costume contadino.
A Corropoli una donazione (richiesta) in onore della Madonna del Sabato Santo.
Questa tradizione era particolarmente in vigore e sollecitata negli anni '80 (vedi manifesto affisso sull'antico portone in legno della chiesetta di San Donato).
Le canestrelle all'origine costituivano un'offerta spontanea dei doni della terra alla Chiesa, in segno di ringraziamento per il raccolto.
Con i monaci trinitari (provenienti dal Madagascar) alla guida della parrocchia corropolese, questa tradizione si è interrotta, ma nell'anno del Signore 2023 è stata reintrodotta anche se di campi coltivati (esclusi quelli coltivati in maniera intensiva) se ne vedono pochi.


lunedì 15 giugno 2026

LA COLLANA


Nel secolo passato in Val Vibrata era facile vedere donne anziane che indossavano una vistosa e pesante collana di corallo con "palle" che diventavano più piccole, man mano che si avvicinavano al collo.
La signora della foto si chiamava Paolina Liboni, nata nel 1877 aveva sposato Raffaele Sabini e aveva abitato una casa di mattoni nella campagna del Bivio di Corropoli (zona palazzo scolastico).
Dal matrimonio nacquero 5 figli: Antonio, Emidio, Francesco, Domenico e Giulia. Quest'ultima si sposerà con un Cardelli e resterà in zona San Donato. Emidio si sistemerà a Controguerra. Antonio in Ascoli per seguire la figlia che aveva sposato un ascolano; Francesco e Domenico restano nella casa paterna.
I primigeniti di questi 2 fratelli diventeranno dottori.
Il primo (Raffaele) a Controguerra, l'altro (Luciano) ad Ancarano... 
Il dottor Raffaele Sabini (per gli amici "Lino") prende il nome dal nonno Raffaele, mentre il fratello minore (Paolo, insegnante di educazione fisica) rinnova il nome dalla nonna Paolina.
La tradizione di "rinnovare" (dare il nome dei nonni) nel corso del tempo è quasi scomparsa. Oggi vanno di moda nomi stranieri.

sabato 30 maggio 2026

PREVISIONE DEI FUOCHI


"La statua della Madonna del Sabato Santo verrà risistemata nella sua nicchia la sera del 30 maggio 2026 dopo la messa vespertina delle 18,30.
Come da tradizione verranno sparati botti... sentite quello che mi è accaduto il 27 maggio 2018.
Ora sono nel Paradiso degli animali e qui nessuno spara... una vita celestiale."



"Mi chiamavano Nina. Nella mia vita terrena sono stata amata alla follia dai miei padroni, vivevo felice, tranquilla e serena.
Il 27 maggio 2018 sono sola nel giardino di casa. I miei padroni sono andati in chiesa per assistere al riposizionamento della statua della Madonna del Sabato Santo nella sua nicchia.
Ad un tratto, l'inferno. Inizia un fragoroso sparo. Potenti botti arrivano anche nella mia zona Frattari. Sono sola, ho paura, cerco una via di scampo, salto il recinto, arrivo alla SS 259 e vengo investita da un'auto.
Un giovane automobilista si ferma, mi raccoglie e mi consola in attesa del personale Asl che, una volta arrivato, constata che non ho - per fortuna - ferite gravi e vengo trasferita al canile di Castelbasso in attesa di adozione.
I miei padroni, dopo un giorno di disperate ricerche mettono un annuncio su Facebook. Casualmente qualcuno ricorda l'incidente del giorno prima e ai miei padroni viene consigliato di rivolgersi alla Asl.
Ho potuto così riabbracciarli e non conoscerne di nuovi.
Ringrazio il ragazzo che mi ha assistito, colui che ha messo l'annuncio su Facebook, il personale della Asl e del canile di Castelbasso...
Ma mi chiedo: "La Madonna del Sabato Santo è contenta dei fuochi d'artificio?"



sabato 28 febbraio 2026

TRADIZIONI SCOMPARSE


Mò ch'arriv' marz'
dov' t'ncontr' t'ammazz'
crucchje quà, crucchje là
tutt' li crucchje là a .........

Io la ricordo così.
Questa specie di filastrocca o di scongiuro si concludeva col nome di una casata contadina (a piacimento) e faceva parte di un rito agreste che si celebrava nella notte di passaggio tra febbraio e marzo.
Veniva denominato "lu scaccia crucchje" e serviva a scacciare li crucchje (piccoli roditori di campagna - in italiano arvicole) che spesso mandavano in rovina i raccolti perché, scavando gallerie, riuscivano a raggiungere le radici e il midollo delle piante.
Nella campagna di mio padre prediligevano in maniera particolare i carciofi.
Il rito "d' lu scaccia-crucchje", per i bambini degli anni '50, diventava un gioco divertentissimo. Battendo coperchi di pentole, barattoli e quant'altro potesse produrre rumore, giravano per la campagna recitando la filastrocca.




Anche Rita Ciafré ci invia un suo ricordo di filastrocca:

Crucchje a fratt', crucchje a fratt'
Ca d'ma è lu prim' d' Marz
tand' n' trov' e tand' n'ammazz'
c' m'ttem' na forch' d' spì
tutt' li crucchje jò Chiappì.

martedì 6 gennaio 2026

TRADIZIONE SCOMPARSA


📌 C'era una volta a Corropoli la processione del Bambinello. Una processione dedicata ai bambini e composta quasi esclusivamente da bambini.
Questa manifestazione religiosa s'è persa nel corso degli anni.
Questa foto dovrebbe risalire al 6 gennaio 1969. Dei bambini infreddoliti, alcuni addirittura in pantaloncini corti, sfilano lungo piazza Pie' di Corte sotto lo sguardo attento di Mariano De Sanctis (sagrestano) e di don Ermanno D'Adiutorio (parroco).
Nel bambino che apre la processione riconosciamo Gabriele Palaferri. Fra i bambini ci segnalano anche Mariolino Tarquini, Carlo Clementoni, Marco D'Annuntiis e Ivan Eugeni.

lunedì 5 gennaio 2026

LA BEFANA CORROPOLESE



Nel 2025 la Befana arrivò a Corropoli in forma molto privata.
Tutti presi da Babbo Natale, nel 2025 continuarono ad ignorarla.
Praticamente le furono chiuse tutte le porte e lei si fermò da "3 quatrì, dov' s' magna bbé e s' bev' lu vì".
Molto diversamente è stata trattata la befana martinsicurese che non arrivò di notte, ma dal mare.


Ad accoglierla non c'erano 4 gatti...


C'era anche il Sindaco.



giovedì 11 dicembre 2025

LETTERINE DI NATALE


📌 I tempi cambiano.
OGGI i bimbi corropolesi possono esprimere i loro desideri scrivendo una letterina a Babbo Natale e, addirittura, consegnarla nelle sue mani.


I bambini di IERI a Natale scrivevano una lettera ai loro genitori, non chiedendo doni, ma facendo promesse.
Abbiamo ritrovato una letterina del Natale 1959. 
Essa veniva scritta a scuola, sotto la dettatura del maestro. Praticamente era uguale per tutti. Bisognava stare attenti al maschile o femminile, citare con esattezza i componenti della famiglia e poi, vai con le promesse.
Se si sbagliava a scrivere molti non avevano la possibilità di comprare e riscrivere una letterina nuova.


Nel giorno di Natale la letterina veniva letta prima di cominciare il pranzo o nella pausa tra il primo e il secondo. Il bimbo era al centro dell'attenzione della famiglia che, alla fine, lo premiava con delle monetine o dei dolcetti.


domenica 7 dicembre 2025

LE FOCHERE



📌 S'accenderanno stasera le fochere devozionali in Val Vibrata?
"Fòcara" è un termine dei dialetti del sud che in italiano va tradotto col termine "falò".
E' una tradizione che consiste nell'accumulare mucchi di legna da accendere la sera prima della festa di devozione per un santo/a.
Più di mezzo secolo fa, quando l'economia era legata al mondo rurale, di notte si assisteva ad uno spettacolo unico: le fòchere. Le colline dei dintorni erano punteggiate da queste macchie luminose. 
Grazie a questo rito d' lu fucarò ci si sentiva più vicini e fratelli.
Nella Val Vibrata si potevano contare "4 serate di fuoco". Si cominciava il 7 dicembre con la fòchera dell'Immacolata, si continuava il 9 con quella della Madonna di Loreto, per arrivare al 12 con il falò di Santa Lucia.
Il 17 gennaio era la volta di Sant'Antonio.
Le fòchere più consistenti erano per l'Immacolata e per Sant'Antonio Abate, protettore degli animali domestici.
Poi nel 2020 è arrivata la pandemia ed ha distrutto (speriamo interrotto) tutto: feste religiose e tradizioni. 



Le foto (di Lina Pompeo) sono state scattate in contrada Colle in occasione della festa de "L'Albero dei Bambini", nel giorno dell'Immacolata.


Nel 2025 per la festa dell'Immacolata ne abbiamo rilevata una, in contrada Colle.
La tradizione resiste grazie alla tenacia di Lina Pompeo e Remo Pantoli.
Ad Atri la tradizione, oltre a resistere, è stata potenziata e rivalutata nella "Notte dei Faugni" (premi qui)

venerdì 15 agosto 2025

IN VIA DI ESTINZIONE


📌 E' tradizione che nel giorno di Ferragosto, dopo la Messa delle 8,30 a Corropoli si svolge una tradizionale particolare processione.
Nel 2025 si svolgerà?
Non abbiamo trovato alcun annuncio nella pagina parrocchiale.
Sono sempre più numerosi i corropolesi che ignorano l'esistenza di questa tradizione e i motivi che hanno portato alla sua istituzione.
Nel 1855 a Corropoli si sviluppò un'epidemia di colera. I suoi abitanti per ringraziare il Cielo per il pericolo scampato fecero voto di portare in processione l'antica statua della Madonna di Mejulano seguita dai fedeli a piedi scalzi. A sorreggere la statua durante il percorso del rito sono le donne.
Questo rito fu rinfocolato nel 1955, in occasione del centenario.
Si fa risalire l'antica statua della Madonna di Mejulano al XIII-XIV secolo. Notizie più ampie su quest'opera d'arte conservata a Corropoli le trovate in una pubblicazione di Tiziana Zippilli.
Di anno in anno il numero dei fedeli diminuisce.
In questa foto i 2 uomini in primo piano sono scomparsi ambedue nel 2015. Sono Giovanni Pantoni e Raffaele Di Eusebio, accomunati non solo dalla devozione ma anche dal fatto di essere stati emigranti.

giovedì 14 agosto 2025

INTEGRAZIONE



Certe forze politiche si sforzano di rovesciare il concetto di integrazione.
Cogliamo l'occasione per salutare padre Modesto (ex parroco corropolese ed oggi parroco in una parrocchia molisana) presente alla festa di San Donato il 7 agosto 2025.
Lui ha trovato normale adeguarsi agli usi e costumi corropolesi.


Dopo don Ivo Di Ottavio e don Ennio Di Giovanni i corropolesi hanno visto salire sull'altare padre Modesto, nativo del Madagascar e parroco di Corropoli dal 1° novembre 2018, insieme ai suoi collaboratori officianti.
Padre Modesto, una persona molto buona, disponibile, simpatica, gioviale... che non si tira indietro davanti alle tradizioni popolari corropolesi.
Nella foto è a San Giuseppe di Ravigliano dove, per la festa del santo protettore della zona, ha guidato la processione e, dopo il rito sacro, ha cercato di reggere sulla testa la conca di rame sotto le direttive di alcuni componenti del gruppo "Le conche".
Lui ha accettato senza esitazione le nostre tradizioni e ci ha esonerato da pronunciare il suo cognome in quanto i corropolesi avrebbero trovato grandissime difficoltà nel pronunciarlo.
Infatti il cognome di padre Modesto è RAFANOMEZANJANAHARY.


sabato 19 luglio 2025

UNA TRADIZIONE SCOMPARSA


E' il 1963. Al Bivio viene inaugurata la seconda stazione di servizio a poche decine di metri di distanza da quella preesistente (Api). E' la stazione di servizio Kendall (poi BP e poi Agip) di Loreto Pantoli.
Tra gli astanti si riconoscono il parroco don Ermanno D'Audiutorio e il sagrestano
Mariannucc' d' Baggiott' (Mariano De Sanctis) intervenuti per impartire la benedizione della nuova attività.
Negli anni '50-'60 la richiesta della benedizione  con la presenza del parroco è una tradizione consolidata.
La benedizione veniva richiesta anche in seguito all'acquisto di un'auto nuova (ma non tutti i corropolesi richiedevano questo "servizio").

mercoledì 14 maggio 2025

FAMIGLIA MATRIARCALE


Nella foto una famiglia del Bivio degli anni '60, quella dei Sandò. 
L'uomo, Paolo Rosati, sembra avere una macchia sul bavero della giacca, ma è un bottone nero, cucito sull'abito in segno di lutto di famiglia.
Quando moriva un componente, n
egli anni '60 le donne vestivano di nero e gli uomini esternavano il dolore portando un bottone (o una fascia nera) sulla giacca. 
Qualcuno arrivava a non accendere il televisore (per chi lo possedeva) per almeno un mese.
Nella famiglia di una volta si stava insieme, si affrontavano i problemi insieme e ci si aiutava a vicenda. 
Poi è arrivato il progresso che, col suo consumismo basato su falsi bisogni, ha rotto l'equilibrio esistente, ha confuso i ruoli, ha cambiato i compiti nell'inseguimento di libertà individualizzate.
Oggi ci ritroviamo con varie famiglie frantumate in una società violenta, egoista e insensibile.
Riflettiamo.


venerdì 9 maggio 2025

IL CERCHIO DELLA VITA


La bimba vestita di bianco è Barbara Borghese, figlia di Alessandro. Suo padre purtroppo ci ha lasciato, ma un altro Alessandro è entrato in famiglia.
Barbara ha voluto dare al suo primo figlio il nome del nonno, tenendo viva così una tradizione piuttosto diffusa nella prima metà del secolo scorso.
Piuttosto che ricorrere a nomi esotici di improbabile pronuncia e trascrizione, ha preferito "rinnovare" dando al bimbo il nome del nonno materno.  
Nella foto con Barbara c'è suo fratello Cristian.


lunedì 3 febbraio 2025

TRADIZIONE PERDUTA


Non ho mai incontrato un corropolese che m'abbia parlato di questa tradizione-devozione, per cui si è portati a dedurre che essa sia stata praticata per un breve periodo. Si tratta di una Via Crucis novembrina.
Troviamo testimonianza di questa forma di venerazione nei riguardi della Madonna del Sabato Santo in una lapide affissa in alto (quasi illeggibile) nella sala del fonte battesimale.
Riproduciamo il testo dell'incisione:

Il popolo di Corropoli ricorda riconoscente
che il 21 Novembre 1943
con filiale confidenza supplicò
MARIA DEL SABATO SANTO
promettendo celebrare ogni anno
alla stessa data dopo vigilia di digiuno
una VIA CRUCIS per le strade del paese
affinché fosse preservato
dall'immane castigo della guerra
che con lutti e distruzione
si presentava alle sue porte.
Maria lo esaudì.
----------
Festa del Ringraziamento 25 - 9 -1955

L'esistenza di questa lapide fa presupporre che questa Via Crucis novembrina sia stata introdotta durante il periodo bellico della II guerra mondiale; sia stata effettuata anche negli anni '50; poi s'è persa nel tempo e nella memoria.
Se c'è qualche lettore che ha ricordi di questa tradizione... benvenuto su questo blog. 
Siamo pronti ad ospitare le vostre testimonianze. 

sabato 7 dicembre 2024

NASCE UNA TRADIZIONE ?


Ogni anno si ripetono le polemiche sugli abeti sacrificati per festeggiare il Natale (primo fra tutti l'abete di piazza San Pietro). 
Da alcuni anni Corropoli ha risolto felicemente ed economicamente questo problema.
Ha utilizzato e utilizza il grande abete donato e piantato nel 1919 dai telvedesorati per ringraziare i corropolesi dell'ospitalità offerta loro durante la 1^ guerra mondiale.
Quest'anno le luci dell'albero verranno accese la sera dell'8 dicembre, giornata dedicata alla Festa dell'Immacolata Concezione.
La cerimonia dell'accensione sarà preceduta da un breve discorso del Sindaco Vallese e quindi per la 1^ volta ci sarà una commemorazione.
L'iniziativa ci sembra positiva perché va a porre l'accento più sulla religiosità della festa che sul suo consumismo.
Quindi la sera del 7 dicembre, inizio dei 4 giorni dei mercatini natalizi, le luci del "grande abete" rimarranno spente.
La manifestazione è voluta e curata da Roberta Grilli.

sabato 23 marzo 2024

PRANZO DI RIUSCITA


Tanti anni fa, diciamo fino ai primi anni '60, c'era una tradizione particolare oggi del tutto scomparsa e soppiantata dal "viaggio di nozze".
Ci riferiamo al "pranzo di riuscita" del matrimonio.
Di questa usanza abbiamo notizie labili ed incerte, per cui contiamo su vostre testimonianze più certe.
Ci sembra che il pranzo (dopo la messa di riuscita) venisse fatto dopo due settimane circa dal matrimonio. Dalla foto sembra che venisse fatto in casa dello sposo. Lo deduciamo dall'abbigliamento dei partecipanti.
Partendo dai presenti nella foto da destra troviamo Tonì d' Tabbarul' (Antonio Luciani), il fratello della sposa Gabriele Tarquini, la madre Addolorata Graziaplena, la nipote Patrizia Tarquini, la sposa Maria Tarquini, il marito Giuseppe Di Francesco.
Sullo sfondo i genitori dello sposo (con una bimba in mezzo): Emilia Lelii e Domenico Di Francesco.
E' l'abbigliamento più dimesso di quest'ultimi che ci fa dedurre che ci troviamo in casa loro.
Deduzione confermata.

lunedì 11 marzo 2024

COS'E' SUCCESSO?


Siamo in zona Montagnola, proprio di fronte all'incrocio della strada che porta ad Accattapane.
Le macchine in primo piano, tanta gente radunata, la presenza di un prete fa pensare ad un incidente, ad una disgrazia.
Niente di tutto questo. Tutto questo trambusto è stata creato... per una benedizione... anzi due.
Don Ermanno D'Adiutorio si accinge a benedire il furgone di Ida Di Antonio, commerciante ambulante, e l'auto di Angelo Rosati, noleggiatore.
Una tradizione scomparsa, quella della benedizione degli automezzi.

sabato 23 dicembre 2023

CREDENZE POPOLARI


Vista così la foto è un'espressione della tradizionale devozione cattolica, ma se si conosce il motivo di questa particolare azione torniamo indietro nel tempo quando credenze popolari e religione si mescolavano.
La foto è stata scattata presso il Santuario di Maria Santissima Assunta di Campolungo (Ascoli Piceno) a metà degli anni '80, il 15 agosto.
In questo giorno i genitori accompagnavano i propri figli "a sìgnà la mosca", dove la mosca era una macchia scura che si evidenziava nello spazio tra le due sopracciglia.
Il bimbo che sta baciando l'oggetto sacro è Ilario Di Ubaldo in braccio alla madre Giuseppina Monsignore. Il padre del bimbo, Alberino, è l'uomo coi baffi, un po' defilato, sul lato sinistro della foto.


martedì 5 dicembre 2023

DUE COMARI


Nel nostro dialetto il termine "comare" non ha sempre un risvolto positivo, ma nel caso che vi presentiamo il significato è positivo.
Le due donne della foto sono "comari a fiori", cioè da signorine hanno seguito un particolare rituale che le ha rese tali.
La mattina di San Giovanni (24 giugno) "le ragazze si scambiavano mazzi di fiori per suggellare un'amicizia speciale con una promessa di vicinanza e di reciproco aiuto nei momenti di difficoltà. Così facendo diventavano "comari a fiori" e questo vincolo durava una vita." (Lina Pompeo)
Nella foto siamo negli anni '70. La donna in nero è Amina D'Ignazio, l'altra è Scolastica Tonelli, madre del giovanotto (Umberto Pompilii) che - con l'aiuto di alcuni amici - oggi cura questo blog.

mercoledì 26 aprile 2023

IL CINQUECENTO C'E'

Il Cinquecento, il mitico ristorante corropolese, c'è.
Il Cinquecento torna in vita in occasione del 1° maggio. Però non lo trovate a Corropoli ma a Tortoreto, presso Aurea Hotel.
Le sue rinomate Virtù (piatto della tradizione teramana) tornano a tavola la sera del 30 aprile (a cena) e il 1° maggio (a pranzo).
Le potete prenotare per asporto, o degustarle presso l'Hotel dopo un antipasto di lonza, ventricina, fava e pecorino.
Dopo le Virtù, a seguire la Capra di Nino (altro piatto tipico corropolese). Per chiudere in dolcezza la "pizza dogge".
Buon 1° maggio.
Il rinomato ristorante ha chiuso i battenti a Corropoli il 31 dicembre 2021... ma come potete constatare non è sparito.