foto Cityrumors
Nel Consiglio Comunale corropolese del 23 aprile 2026 c'è stato il rimpasto delle deleghe o il nuovo assetto amministrativo.
ASSESSORILaura Piccioni: pari opportunità, commercio e attività produttive, politiche giovanili, efficientamento energetico, tutela e benessere animale.
Alessia Lupi: istruzione, turismo, cultura, politiche sociali.
Massimo Micozzi (vicesindaco): manutenzione e aree verdi, viabilità, sport, sicurezza.
Domenico Di Monte: ambiente, affari legali, diffusione attività comunali, democrazia partecipata, servizi cimiteriali, rapporti con i cittadini.
CONSIGLIERIGiancarlo Di Ubaldo (capogruppo): digitalizzazione, servizio civile.
Claudio Del Toro: agricoltura, rapporti associazioni sportive,
Attilio Ricci: urbanistica, lavori pubblici in collaborazione con il sindaco.
E' la prima volta che nella mia vita repubblicana capita di vedere una cosa del genere.
Tutta la compagine di maggioranza (compresi i consiglieri) ricevono una delega, tranne Roberta Grilli, 564 voti retrocessa all'ultimo posto, ovvero senza delega alcuna.
Tra gli elettori della Grilli c'è chi ci vede una punizione, chi un isolamento, chi un mobbing, chi una discriminazione.
La Grilli deve averla combinata proprio grossa per essere sottoposta a questo trattamento, ma nel lungo documento del Sindaco non troviamo nessun accenno a qualche sua mancanza.
COSI' IL SINDACO VALLESE SCRIVEMi dispiace non poter essere oggi tra voi. Avevo in programma da tempo di affrontare in prima persona questo passaggio e lo avrei voluto fare guardandovi in faccia, come è giusto.
Una piccola necessità clinica, di cui ho avuto conferma solo pochi giorni fa, ha richiesto il ricovero da ieri, con dimissione prevista domani. Ho scelto comunque di non rinviare ulteriormente l’appuntamento con il Consiglio: sarebbe stato il modo peggiore di rispettarlo.
Affido perciò a queste righe le ragioni della rimodulazione della Giunta Comunale disposta con mio decreto.
Voglio essere chiaro fin dall’inizio su un punto che è stato oggetto di molte, troppe, interpretazioni nelle scorse settimane. Poche settimane fa, in occasione del referendum costituzionale, siamo stati chiamati tutti alle urne per una delle più alte forme di sovranità popolare che la nostra Carta prevede. Al di là delle posizioni che ciascuno di noi ha scelto, quella consultazione ci ha ricordato qualcosa di essenziale: nella nostra democrazia il cittadino è sovrano, e chi è stato eletto a rappresentarlo esercita il mandato in prima persona. Non è una verità nuova. È il principio che i Padri Costituenti, nel disegnare l’architettura della nostra Repubblica, hanno voluto al cuore di ogni istituzione elettiva, dal Parlamento fino al Consiglio Comunale: la democrazia non è soltanto il diritto del cittadino di scegliere chi lo governa, è anche il dovere di chi governa di rispondere delle proprie scelte, senza sottrarsi all’onere personale della decisione, perché la responsabilità politica è personale o non è.
In questa cornice si colloca la revoca del mandato assessorile: una prerogativa esclusiva del Sindaco, che risponde del buon andamento dell’azione amministrativa davanti a questo Consiglio e, soprattutto, davanti ai cittadini. È una responsabilità che non si delega e che non si condivide: si esercita.
Scegliere la propria squadra di governo, valutarne la tenuta nel tempo e ridisegnarla quando serve rientra nella piena autonomia politica del Sindaco, che degli esiti risponde in prima persona. È esattamente ciò che ho fatto.
Sul merito della scelta devo a questo Consiglio e alla città una spiegazione politica, che rendo volentieri. Il mandato che i cittadini ci hanno affidato è entrato da tempo nel cuore della sua attuazione: i grandi dossier richiedono oggi scelte impegnative, tempistiche stringenti, un coordinamento più serrato tra le deleghe e un ritmo di lavoro che il programma presentato agli elettori esige.
Ho ritenuto, in coscienza, che questo passaggio richiedesse un riassetto complessivo delle deleghe e una squadra pienamente allineata sulla direzione di marcia e capace di imprimere quel nuovo impulso operativo che Corropoli si aspetta da noi. Non si è trattato di un giudizio sulle singole persone, ma di una valutazione di sistema sulla configurazione più efficace per portare a compimento gli impegni assunti.
So che è trascorso un tempo più lungo di quanto avrei voluto prima di parlarne in questa sede. Illustrare una scelta di governo, però, ha senso quando la nuova configurazione della Giunta è pienamente operativa e le nuove deleghe cominciano a camminare sulle loro gambe, non sull’onda della cronaca. A questa scelta di metodo si sono aggiunte, lo dico senza farne un alibi, circostanze personali che hanno richiesto di dosare diversamente le priorità della mia agenda.
Ognuno è poi libero di scegliere quale strada percorrere per portare in Consiglio il confronto politico. Io credo, semplicemente, che il confronto politico si nutra di contenuti, non di scorciatoie procedurali.
Tengo a dirlo con nettezza: la rimodulazione della Giunta non mette in discussione il lavoro svolto fin qui, né interrompe alcun percorso amministrativo. La continuità è garantita, i progetti proseguono, gli impegni con la città restano tutti sul tavolo.
Lo dico con il rispetto che devo a ciascun consigliere, ma anche con la franchezza che la comunità si aspetta da chi la amministra. Su questa vicenda si è costruita, nelle scorse settimane, una narrazione che ha cercato di spostare l’attenzione dalle cose che contano, ossia il programma, i progetti in cantiere, gli impegni assunti con gli elettori, a una rappresentazione di retroscena e di procedure. È una strategia comprensibile sul piano della dialettica politica, ma è una strategia che non rende un buon servizio ai corropolesi. Il nostro mandato non si misura sul rumore attorno alla composizione di una giunta: si misura sulla bontà delle scelte strategiche e politiche, sulla serietà con cui si lavora, sulla direzione che si imprime all’azione amministrativa. È su questo terreno che io chiedo di essere giudicato, ed è su questo terreno che la maggioranza continuerà a presentare il proprio lavoro. Ogni altro confronto, per quanto legittimo, non può oscurare la volontà chiara che i cittadini hanno espresso nelle urne e che questa amministrazione sta portando avanti.
Vorrei anche, prima di concludere, sgombrare il campo da un equivoco politico che ha trovato spazio in queste settimane. La rimodulazione della Giunta che ho disposto non nasce da una logica di partito, né risponde a equilibri interni a una forza politica. Nasce da una valutazione di governo, di esclusiva competenza del Sindaco, assunta nell’interesse del Comune e del suo programma amministrativo. Lo dimostra un dato di fatto che i corropolesi conoscono bene: la revoca ha riguardato un’esponente della stessa area politica che sostiene questa maggioranza, non una figura di un’altra lista. Chi amministra un Comune non è il segretario di un partito: è il Sindaco di tutti i cittadini che gli hanno affidato un mandato. Il Sindaco risponde alla comunità nel suo insieme e non a correnti, non ad apparati, non a vincoli di schieramento. Quando una scelta di governo lo richiede, egli deve poterla compiere anche nei confronti di persone con cui condivide un percorso politico, proprio per mantenere quella posizione di imparzialità istituzionale che la sua funzione esige. È questa la differenza tra un Sindaco e un capo partito.
Ed è a questa differenza che, come Sindaco di Corropoli, sono e resterò fedele. C’è poi una presa d’atto che non posso tacere, perché il metro con cui si pretende di giudicare la modesta rimodulazione di questa Giunta è emerso in questi giorni con particolare evidenza. Proprio nel capoluogo della nostra provincia il Sindaco, espressione di una coalizione di centrosinistra, ha azzerato per intero la propria Giunta comunale e per sua stessa ammissione sulla spinta di un riassetto politico-amministrativo sollecitato dai partiti della maggioranza. E la sproporzione con quanto accade a Corropoli è sotto gli occhi di tutti. La minoranza di centrosinistra di Corropoli ha insistito per mesi per la convocazione straordinaria di quest’Aula, fino a inviare una formale diffida nelle stesse ore in cui si consumava l’azzeramento di cui ho appena detto.
Un’intera Giunta cancellata nel loro stesso campo politico non ha prodotto né un comunicato, né una denuncia, né una richiesta di chiarimento. La revoca di un singolo assessore nel nostro ha prodotto, invece, una mobilitazione continuativa culminata nella seduta odierna. I fatti parlano da soli, e dicono che questa convocazione nasce più dall’esigenza di un teatrino politico che dal merito amministrativo: perché il consiglio comunale non è un palcoscenico da scomodare quando conviene, ma la sede in cui si decide il futuro di Corropoli.
Da questa stessa vicenda emerge una seconda constatazione, che dico altrettanto asciuttamente. A Corropoli la revoca di un singolo assessore è stata disposta nel pieno rispetto della squadra che gli elettori hanno mandato in Municipio, che resta operante e al lavoro. Nel capoluogo della nostra provincia, invece, l’intera squadra di governo uscita dalle urne è stata cancellata per obbedire a richieste di parte. Il vulnus democratico, se di vulnus si vuole parlare, sta là dove la volontà degli elettori viene riscritta nella sua interezza, non dove un Sindaco rimodula una singola componente della propria squadra per governare meglio. Lascio ai corropolesi, che conoscono il valore del proprio voto, ogni ulteriore valutazione.
A tutti i componenti della Giunta, a coloro che hanno ricevuto nuove deleghe come a coloro che continuano a portare avanti quelle già loro assegnate, rivolgo l’augurio di buon lavoro, affinché da questo riassetto possa venire quel rinnovato impulso che ne ha ispirato la scelta. A chi ha fatto parte dell’Esecutivo in questi mesi va il riconoscimento politico che si deve a chi ha servito la comunità.
Questa amministrazione continuerà a rispondere con il lavoro, non con il rumore: perché è così che si onora il mandato ricevuto dai corropolesi.
Se avete letto questa lunga comunicazione... anche qui la Grilli non esiste proprio.
E giunti al fin della lettura, come Ponzio Pilato, ci vien da esclamare: "Io non trovo nessuna colpa in questa donna!"
Chi volesse leggere la comunicazione della Grilli deve CLICCARE QUI e noterà che è scritta col cuore, mentre quella del Sindaco con la penna.