IL BLOG DEL RICORDO... DALLA PARTE DEL CITTADINO

domenica 18 ottobre 2026

LA CARESTIA A CORROPOLI


Nella nostra memoria è ancora vivo il ricordo della recente pandemia che ci ha rinchiuso per 2 anni... eppure l'umanità è passata attraverso flagelli più terribili quali: ebola, febbre gialla, tubercolosi, aids, colera, malaria, sifilide, pertosse, lebbra... ma c'è qualcosa di più terribile: la carestia (verso la quale il mondo di oggi sembra inconsapevolmente avviato).
L'anno nero di Corropoli è stato il 1817. Troviamo una testimonianza in una lettera indirizzata all'intendente Capece Scondito da parte del corropolese Innocenzo Giosia che così descrive le condizioni di Corropoli e dei Corropolesi.
La lettera, datata 13 gennaio 1817, è estrapolata dal libro di Antonio Iampieri "La carestia del 1817 nelle vallate del Vibrata e del Salinello".

Signore, 
Muoiono inpreteribilmente in questo nostro Comune due, e tre individui al giorno; con dispiacere, e rincrescimento osservasi esser la fame la Causa di lor morte. Codesti nostri Propietari, e Parroco, sordi affatto alle voci di Umanità, e dimendici dei doveri di Religiosa Ospitalità invece di avere qualche dolorosa senzazione nel vedere miseramente languire di fame tanti infelici,  ed aprire loro le Porti, e darle qualche soccorso; al contrario lor fanno non solo col tener chiuse le porti, ma col minacciarli e caricarli d'ingiurie allorché piangendo picchiano alle lor Case. Son  Crudeltà queste non mai udite.

UN ALTRO PAREGGIO


Dopo una vittoria, un pareggio, una sconfitta e il turno di riposo Corropoli riprende il Campionato non proprio in maniera entusiasmante. Sul campo della Sannicolese conquista il pareggio.
I goal di Lorenzo Neri e di Alex Marchetti non sono sufficienti per la vittoria e Corropoli deve accontentarsi di un pareggio che lo inchioda al 10° posto della classifica.


NON SONO GEMELLE


Anni '50, anni duri, anni di sacrifici.... ma questo non sembra preoccupare le due bambine, vestite - più o meno - allo stesso modo.
Le bimbe sono Alide e Ivana Lelli, abitano una pinciaia in contrada Colle.
Non hanno pretese e si accontentano di poco.
Trovano la felicità per il fatto di poter vezzeggiare e coccolare una bambola (in due).

CIAO, VINCENZO - lutto

Il 18 ottobre 2026 torna nella casa del Signore Vincenzo Di Saverio, un grande lavoratore.
Per cercare orizzonti migliori da giovane emigra in Venezuela dove resta 8 anni.
Al ritorno in Italia trova lavoro presso la Geodilpali dei fratelli Boni.
Come un possente atleta l'ho visto scendere nel profondo pozzo di casa per rimettere a posto il motore che non andava, tramite una lunga corda, così come faceva Livio Boni.
Dopo questa parentesi da pozzaio viene assunto dall'Eurocarbo e presso questa azienda conclude la sua vita lavorativa da dipendente.
Una volta in pensione amava "fare" l'orto presso dei parenti li V'cchiarill'.
Ciao, Vincenzo, ti ricordo come una persona atletica, compagnona, di incontri il più delle volte casuali ai bar del Bivio.



IL DOPO VALLESE


E' adesso che succederà dopo la scomparsa del Sindaco Dantino Vallese?
Corropoli vedrà sciolto anticipatamente il Consiglio Comunale (sarebbe scaduto nel 2029) che continuerà ad operare indicativamente fino alla primavera del 2027.
Il vicesindaco Massimo Micozzi guiderà la Giunta e il Consiglio fino alle elezioni primaverili per assicurare la continuità amministrativa.
I motori preelettorali cominciano a scaldarsi e si presuppone che le liste saranno almeno 3.
Ci saranno sicuramente la lista che ha amministrato Corropoli dal 1999 e quella che dal 1999 ha fatto opposizione.
Il punto interrogativo lo mettiamo sui 2 candidati che sono stati "mal trattati" all'interno della maggioranza. Abbiamo visto che Roberta Grilli è stata retrocessa da assessora a consigliera e Attilio Ricci, che pur avendo voti sufficienti, per via delle quote rosa, non è diventato assessore.
Si prevede una campagna elettorale bollente e, forse, con sorprese varie.
La campagna elettorale è già iniziata... sottobanco.
    

UNA SIGNORA GITA


Siamo stati indecisi se chiamare il post "UNA SIGNORA GITA, oppure "UNA GITA SENZA APPELLO".
Il secondo titolo scaturiva dal fatto che tutti i 59 posti erano occupati, per cui era facile vedere se "c'eravamo tutti".
Un pullman di 59 posti riempito in pochi giorni.  Parecchie persone non hanno potuto partecipare.


Un grazie, grande come un Santuario, per l'organizzazione impeccabile all'Associazione "Spirito Santo", presieduta da Cristian Graziaplena e gestita con i suoi collaboratori.
Partenza in orario, nessun ritardo, nessun assente.
Durante il viaggio la distribuzione dei gadget sul tema della gita.



Prima sosta, prima sorpresa.
Dalla pancia del pulman escono un tavolino, tovaglioli e delle belle e gustose crostate.
Per il caffè o il cappuccino ci si può rivolgere ad un bar nei pressi.




Arrivo a Cascia. Bisogna salire sul paese alto. Meno male che ci sono delle ripide scale mobili ma bisogna fare attenzione. Dopodichè ognuno è libero di utilizzare come vuole il tempo a disposizione.
C'è chi va subito a visitare la teca della Santa...



... e  chi comincia con lo shopping.


Viene l'ora del pranzo a Roccaporena. C'è chi ama la pasta...


e chi il gelato.


Poi, per digerire, alcuni si arrampicano fino allo Scoglio di Santa Rita.


Qualcuna si accontenta del più vicino Orto del Miracolo della Santa.  


Una passeggiata per il corso di Norcia e dalla pancia del pullman esce di nuovo il tavolino del mattino, questa volta per ospitare pane, olio e salame.


Si riparte.





A Roccaporena, paese natale di Santa Rita, si può visitare l'Orto del Miracolo.
Qui 2 statue in bronzo raccontano della Santa che, gravemente malata, chiede a sua cugina di portarle una rosa e 2 fichi dal suo orticello di Roccaporena.
La cugina, seppure scettica (nel mese di dicembre non si trovano rose e tantomeno fichi), obbedisce, ma giunta sul posto trova quello che Rita desiderava.

CINQUANT'ANNI INSIEME


I protagonisti di questa foto non ci sono più da parecchio tempo. Lei, Angela Esposito dal 1989; lui, Francesco Di Matteo dal 1996.
Nella foto li vediamo in una giornata particolare: il 22 febbraio 1981, il giorno delle loro nozze d'oro. Festeggiano i cinquant'anni di vita insieme rallegrati da 4 figli: Grazia, Silvana, Maria, e Marcello.
50 anni di lavoro nei campi di Ravigliano ma anche in un frantoio, impianto oggi modernizzato e gestito dal nipote Rossano.



sabato 17 ottobre 2026

FABRIZIO E IL SUO CAMION (video)

Clicca sull'immagine per vedere il video.

All'arrivo del carro funebre con il corpo di Fabrizio Boni, autista di mezzi pesanti, il camion con cui aveva lavorato di recente comincia a clacsonare, emettendo un suono che richiama il guaito di un cane che ha perso il suo migliore amico, il padrone.
Commozione, tristezza e pianti hanno caratterizzato il pomeriggio 
delle numerosissime persone presenti alla cerimonia funebre, il 17 ottobre 2026 a Corropoli.
Non è la prima volta che questo succede.
E' successo nel 2024 nel giorno del funerale di Carlo. Vedi post.
per chi non conoscesse la storia di Fabrizio Boni può cliccare questo post.

COMUNICATA ALL'ESTERO


Siamo a cavallo degli anni '50/60. 
Una bella foto per ricordare questa ragazza, Madera Di Sabatino, che per vari anni ha vissuto a Corropoli.
Nella foto però si trova in Venezuela. E' il giorno della sua prima Comunione. I genitori risiedevano lì per motivi di lavoro e per costruire una casa in Italia. 
Tanto hanno fatto... la loro casa, oggi, è diventata la sede del ristorante "A casa di Luigi". 
Infatti, dopo la morte dei genitori, Madera si sposa e spicca il volo in direzione Sant'Egidio alla Vibrata.


CI FU QUALCOSA DI NUOVO


📌 E' il 17 ottobre 2004 e in chiesa c'è qualcosa di nuovo. Si celebra una cerimonia mai ricordata.
5 genitori hanno ultimato il percorso formativo indicato dall'Agesci ed oggi vengono nominati ufficialmente capi (responsabili) del gruppo Scout corropolese.
Nella foto, sotto lo sguardo benevolo di don Ivo Di Ottavio, vediamo Massimo Felicioni nel momento di fare la promessa; dietro di lui è pronto Giancarlo Rosati; non inquadrati ci sono anche Giuseppe Moretti, Loredana Ricci e Romina Marconi Sciarroni.
Nel primo anno di vita-scout corropolese i ragazzi saranno 21, divisi in 4 squadriglie.


LA SEDE NON E' BELLA, MA...


La sede del Centro "Leonardo da Vinci" non è proprio bella e tantomeno confortevole, ma al suo interno si preparano le attività più diverse.
Sul muro di fronte vediamo affisso un manifesto riferito alla 3^ Festa della Vendemmia, quindi siamo nel 1985, presumibilmente nel mese di settembre-ottobre. Sul lato destro della foto un mare di coppe e trofei: servono per le varie iniziative della Festa (il palio delle conche, il grappolo d'oro, miss vendemmia, corsa degli asini,...).
Le coppe poggiano su una pedana in legno che serve per le prove della Corale Folk.
Le persone che si vedono nella foto sono Lina De Sanctis e Lido Speca.


AL MIO PAPA'


Abbiamo trovato su Instagram una lunga riflessione poetica di un figlio (Samuel Boni) che si apre al padre (Fabrizio) in punto di morte... 

Oggi è morto mio padre. E con lui se n’è andata una parte di me che forse non avevo mai conosciuto davvero.

Per tutta la vita siamo stati due persone troppo simili per riuscire a capirsi, troppo orgogliose per venirsi incontro, troppo chiuse per dirci quelle parole che, in fondo, forse aspettavamo entrambi.

Non abbiamo avuto il rapporto che avrei voluto. Ci sono state le incomprensioni, la rabbia, le ferite, le distanze. Ci sono state tante volte in cui avrei voluto un padre diverso, tante cose che avrei voluto dirti e che invece mi sono rimaste dentro.

E adesso che non ci sei più, fa male sapere che alcune cose non potrò mai più dirtele.

Qualche tempo fa ho ritrovato una nostra foto. Io ero piccolo e tu eri lì, accanto a me. Ho ritrovato anche quella piccola tabella che mi avevi lasciato, quella che mi dicevi sempre di guardare. Non sapevo che un giorno quei piccoli pezzi del passato sarebbero diventati così importanti.

Poi è arrivato quel giorno in ospedale.

Ti ho stretto tra le braccia. Tu hai pianto, io ho pianto. C’era anche mia sorella. Per un momento non c’erano più le discussioni, il nostro carattere, gli anni in cui non siamo riusciti a capirci.

C’eravamo noi.

Un padre. Un figlio. Una figlia.

Una famiglia che, nonostante tutto, in quell’istante era lì, stretta insieme, davanti a qualcosa che nessuno di noi avrebbe voluto affrontare.

Ti ho abbracciato forte, papà. Forse come avrei dovuto fare tante altre volte. E se avessi saputo che quel momento sarebbe diventato un ricordo da custodire per tutta la vita, probabilmente non ti avrei lasciato andare così presto.

Oggi ripenso a quell’abbraccio e mi si spezza qualcosa dentro.

Perché adesso capisco che non stavo soltanto abbracciando mio padre. Stavo abbracciando tutti gli anni che ci sono mancati, tutte le parole che non ci siamo detti, tutti i momenti in cui avremmo potuto avvicinarci e non lo abbiamo fatto.

Stavo abbracciando anche il bambino che ero, quello che forse, nonostante tutto, aveva ancora bisogno di suo padre.

E la verità è che non ero pronto a perderti. Non lo sono nemmeno adesso.

Non so come si fa a piangere una persona con cui hai ancora tante cose irrisolte. Non so come si fa a dire addio a qualcuno a cui hai voluto bene anche nei momenti in cui non riuscivi nemmeno a stargli vicino.

So soltanto che oggi avrei voluto avere più tempo.

Più tempo per parlarti.

Più tempo per capirti.

Più tempo per abbracciarti senza sentire quel blocco che ci ha accompagnati per una vita.

Avrei voluto un altro giorno. Un’altra possibilità. Anche soltanto cinque minuti in più per tenerti la mano e dirti quello che non sono mai stato capace di dirti guardandoti negli occhi.

Ma la vita non ci chiede se siamo pronti. E a volte ci lascia con un amore che capiamo fino in fondo proprio quando non sappiamo più dove portarlo.

Papà, non voglio fingere che tra noi sia stato tutto bello. Non lo è stato. Ci sono ferite che non spariscono solo perché una persona muore.

Ma non voglio nemmeno lasciare che siano soltanto quelle a raccontare la nostra storia.

Perché oggi, quando penso a te, penso anche a quella foto. Alla tua mano nella mia. A quell’abbraccio. Alle nostre lacrime.

E penso che, nonostante tutto quello che non siamo riusciti a essere l’uno per l’altro, per un momento siamo riusciti semplicemente a essere padre e figlio.

Mi hai lasciato tante domande senza risposta, papà. Ma non porterò con me soltanto il dolore di ciò che è mancato. Porterò anche quel tuo abbraccio.

Quello in cui non servivano più le parole. Quello in cui, per un istante, non eravamo più due persone incapaci di capirsi.

Eravamo soltanto noi.

E se potessi tornare indietro, non ti chiederei di essere stato un padre perfetto. Vorrei soltanto avere ancora un momento con te. Stringerti forte, appoggiare la testa sulla tua spalla e non dover essere forte, non dover fingere, non dover dire niente.

Soltanto tuo figlio.

Oggi non posso più abbracciarti, papà. Posso soltanto chiudere gli occhi e tornare a quel momento, quando eri ancora qui e le mie braccia potevano raggiungerti.

E forse è questo che fa più male: sapere che darei qualsiasi cosa per rivivere un istante che, mentre lo vivevo, non sapevo sarebbe diventato uno dei miei ricordi più preziosi.

Ti voglio bene, papà.

Avrei voluto dirtelo più spesso. Avrei voluto che tra noi fosse tutto più semplice.

Non so se, da qualche parte, potrai mai sapere quanto mi manchi. So che da oggi dovrò imparare a vivere con tutto quello che non ci siamo detti.

Ma una cosa te la prometto: quell’abbraccio non lo perderò.

E ogni volta che guarderò quella foto, ogni volta che rivedrò quella piccola tabella che mi dicevi di guardare sempre, ci sarai anche tu.

Perché prima di tutte le ferite, prima della rabbia, prima di tutto quello che non siamo riusciti a sistemare, tu sei stato mio padre e io sarò per sempre tuo figlio.

Riposa in pace, papà.

Una parte di me avrebbe ancora tante cose da dirti.

E un’altra parte, quella che oggi piange come un bambino, vorrebbe soltanto che tu fossi ancora qui.

Tuo figlio. Per sempre.


venerdì 16 ottobre 2026

CHI TARDI ARRIVA...


📌 Non è sempre vero che "Chi tarda arriva male alloggia".
La foto è stata scattata il 17 ottobre 1987 in zona Santa Scolastica, per
 il compleanno di Luca Di Pietro, il "boss" del gruppo.
Per la festa dei suoi 13 anni ha invitato i compagni di classe... ma non tutti sono arrivati.
Il compleanno era a base di Coca Cola e di gingerini da bere con la cannuccia. Non mancavano dolcetti vari e la classica torta.
Un compleanno semplice, ma abbastanza ricco da festeggiare insieme agli amici.
In primo piano da sx: Toni Tarquini, Andrea Alfonsi, Luca Di Pietro e Stesy Diomede.
Sullo sfondo sempre da sx: Marco Ticchiarelli, Guglielmo Di Diodoro e Raniero Core.
In ogni festa che sempre qualcuno che arriva in ritardo. Alla festa di  Luca è Massimiliano Pantoli che arriva in ritardo, ma contrariamente al proverbio ha l'onore di una foto (senza il gruppo) con il festeggiato. 



Tanti auguri, Luca.

Oggi Luca vive e lavora a Bangkok nel mondo della ristorazione.
Perfettamente integrato nella nuova Patria, ha messo al mondo una DiPietrina a cui è orgoglioso di far conoscere la cultura italiana (clicca sull'immagine).



RICORDANDO CORRADINO


Dal grappolo della vita corropolese ogni tanto si stacca un acino.
Questa volta a lasciarci è Corradino Celani, residente in zona Pianagallo.
Come tanti corropolesi anche lui è stato un emigrante.
Ha lavorato in Svizzera per una decina d'anni.
Nel 1974 è rientrato in Italia realizzandosi pienamente sia dal punto di vista familiare (una moglie adorata, 2 splendidi figli e, a seguire, 2 amatissimi nipoti) sia dal punto di vista lavorativo (era stato assunto dall'Eurocarbo).
Lui, appassionato di meccanica, aveva trovato nella ditta corropolese il luogo di lavoro ideale. Resterà alle sue dipendenze per una trentina d'anni e potrà coltivare il suo hobby: costruire e realizzare attrezzi vari utili alle sue necessità.


TRUFFA DEL TELEFONINO ROTTO




Attenzione! Truffa del telefonino rotto.
Il messaggio, l'hanno mandato pure a me che non ho figli... per cui ci si accorge subito dalla truffa.
Ma chi ha un figlio/a, prima di formare il numero suggerito, farebbe meglio a formare il numero vecchio. Il figlio/a risponderà.
Non farsi prendere dall'ansia.
Se continuano a mandare questi messaggi, vuol dire che qualcuno abbocca.
Buona fortuna. Abbiamo cancellato le ultime cifre del telefono per evitare che qualcuno, incuriosito, lo formasse.
Non intendiamo fare pubblicità agli imbroglioni.