IL BLOG DEL RICORDO... DALLA PARTE DEL CITTADINO

venerdì 29 maggio 2026

TORNARE BAMBINO


Ieri, 28 maggio 2026, sono stato a trovare un amico che abita in campagna.
Qui, di colpo, sono ringiovanito. Come quando ero un bambino ho raccolto i frutti del gelso stracarico, ne ho mangiati direttamente, senza lavaggio o aggiunta di prodotti chimici per la loro sanificazione.
Dormito perfettamente. Niente diarrea.
Corropoli ha tante piante di gelso disseminate ai bordi delle strade. Buona parte di esse sono morte in seguito a ripetute capitozzature e stanno lì a deturpare l'ambiente, ma anche a ricordare ai dotati di senno che questa pianta ha riempito un'infinità incredibile di stomaci.
Le foglie di quest'albero nella prima metà del 1900 in Val Vibrata hanno alimentato i bachi da seta che crescendo creavano un bozzolo, molto ricercato sul mercato perchè con i suoi filamenti si realizzavano tessuti, belli, eleganti e preziosi.   
Il gelso, così, offriva a varie famiglie una possibilità di sfuggire ai morsi della fame.
Il gelso è stato un albero ricercato e apprezzato fino all'avvento dell'industrializzazione, poi è iniziata l'epoca delle banane, dei kiwi, degli ananas e della frutta esotica.
Il gelso è stato messo da parte. Il suo derivato (la seta) è stato imitato con delle fibre sintetiche... e gli uomini vissero felici e contenti, dimenticando e disprezzando l'albero che aveva dato ai loro nonni ed avi la possibilità di sopravvivere soprattutto nel periodo tra le 2 guerre mondiali.



Questi sono 2 gelsi (sopravvissuti) sui quali da piccoli, negli anni 1950 ci arrampicavamo per poter scegliere (li m'ricul') i frutti migliori e più belli: potevano scegliere tra frutti rossi, bianchi e neri.
Nella foto sopra siamo in via Tevere, ma ieri eravamo in una strada senza nome, fangosa e con poca breccia.
Quella aggiunta di tanto in tanto veniva sommersa dal fango alla prima forte pioggia.


A Corropoli - secondo le nostre constatazioni - la via che ha rispettato di più il gelso è via G. Falcone, la via che conduce all'antico casato 'Mbamò
Qui i gelsi non sono stati capitozzati draticamente tutti gli anni. A loro, così facendo, è stata concessa una vita più lunga.


Se poi arriviamo in via Bachelet troviamo un luminoso esempio dell'insipienza umana.
Qui, qualcuno con celeri capitozzature ha fatto morire i gelsi e poi ha tagliato i tronchi ad altezza di polpaccio.
Via Bachelet è la via che conduce all'ingresso della pista ciclabile (zona Bivio).
E' una strada stretta, poco transitata ma a volte due macchine s'incrociano.
Nella manovra una macchina potrebbe spostarsi sulla destra (credendola campagna) e sbattere contro i resti del tronco (che potrebbero essere nascosti dall'erba alta) e ritrovarsi l'automezzo danneggiato. Pericolo!

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Un lettore ci fa pervenire una foto emblematica.
Secondo voi, una pianta così maltrattata, potrà dare qualche frutto?
Dove sono gli ambientalisti, il WWF, la Lega per l'Ambiente, Greta Thumberg, gli attivisti di Ultima Generazione, ecc. ecc. 
Dietro queste salvifiche facciate... lo capite da soli cosa c'è?



Questa foto fa emergere l'ipocrisia in cui è immersa la nostra società.
L'Anas, adducendo la scusa di salvaguardare la salute del cittadino, ha abbattuto pini sani lungo la SS 259.
Se si va a sbattere con l'auto contro questo troncone se va bene se ne esce malconci.
Allora perché non viene rimosso?
Che fanno gli Enti preposti?
In dialetto corropolese il gelso viene chiamato mu:r' (con una "u" allungata = muro) quasi a sottolineare la durezza dell'impatto!


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