Oggi è morto mio padre. E con lui se n’è andata una parte di me che forse non avevo mai conosciuto davvero.
Per tutta la vita siamo stati due persone troppo simili per riuscire a capirsi, troppo orgogliose per venirsi incontro, troppo chiuse per dirci quelle parole che, in fondo, forse aspettavamo entrambi.
Non abbiamo avuto il rapporto che avrei voluto. Ci sono state le incomprensioni, la rabbia, le ferite, le distanze. Ci sono state tante volte in cui avrei voluto un padre diverso, tante cose che avrei voluto dirti e che invece mi sono rimaste dentro.
E adesso che non ci sei più, fa male sapere che alcune cose non potrò mai più dirtele.
Qualche tempo fa ho ritrovato una nostra foto. Io ero piccolo e tu eri lì, accanto a me. Ho ritrovato anche quella piccola tabella che mi avevi lasciato, quella che mi dicevi sempre di guardare. Non sapevo che un giorno quei piccoli pezzi del passato sarebbero diventati così importanti.
Poi è arrivato quel giorno in ospedale.
Ti ho stretto tra le braccia. Tu hai pianto, io ho pianto. C’era anche mia sorella. Per un momento non c’erano più le discussioni, il nostro carattere, gli anni in cui non siamo riusciti a capirci.
C’eravamo noi.
Un padre. Un figlio. Una figlia.
Una famiglia che, nonostante tutto, in quell’istante era lì, stretta insieme, davanti a qualcosa che nessuno di noi avrebbe voluto affrontare.
Ti ho abbracciato forte, papà. Forse come avrei dovuto fare tante altre volte. E se avessi saputo che quel momento sarebbe diventato un ricordo da custodire per tutta la vita, probabilmente non ti avrei lasciato andare così presto.
Oggi ripenso a quell’abbraccio e mi si spezza qualcosa dentro.
Perché adesso capisco che non stavo soltanto abbracciando mio padre. Stavo abbracciando tutti gli anni che ci sono mancati, tutte le parole che non ci siamo detti, tutti i momenti in cui avremmo potuto avvicinarci e non lo abbiamo fatto.
Stavo abbracciando anche il bambino che ero, quello che forse, nonostante tutto, aveva ancora bisogno di suo padre.
E la verità è che non ero pronto a perderti. Non lo sono nemmeno adesso.
Non so come si fa a piangere una persona con cui hai ancora tante cose irrisolte. Non so come si fa a dire addio a qualcuno a cui hai voluto bene anche nei momenti in cui non riuscivi nemmeno a stargli vicino.
So soltanto che oggi avrei voluto avere più tempo.
Più tempo per parlarti.
Più tempo per capirti.
Più tempo per abbracciarti senza sentire quel blocco che ci ha accompagnati per una vita.
Avrei voluto un altro giorno. Un’altra possibilità. Anche soltanto cinque minuti in più per tenerti la mano e dirti quello che non sono mai stato capace di dirti guardandoti negli occhi.
Ma la vita non ci chiede se siamo pronti. E a volte ci lascia con un amore che capiamo fino in fondo proprio quando non sappiamo più dove portarlo.
Papà, non voglio fingere che tra noi sia stato tutto bello. Non lo è stato. Ci sono ferite che non spariscono solo perché una persona muore.
Ma non voglio nemmeno lasciare che siano soltanto quelle a raccontare la nostra storia.
Perché oggi, quando penso a te, penso anche a quella foto. Alla tua mano nella mia. A quell’abbraccio. Alle nostre lacrime.
E penso che, nonostante tutto quello che non siamo riusciti a essere l’uno per l’altro, per un momento siamo riusciti semplicemente a essere padre e figlio.
Mi hai lasciato tante domande senza risposta, papà. Ma non porterò con me soltanto il dolore di ciò che è mancato. Porterò anche quel tuo abbraccio.
Quello in cui non servivano più le parole. Quello in cui, per un istante, non eravamo più due persone incapaci di capirsi.
Eravamo soltanto noi.
E se potessi tornare indietro, non ti chiederei di essere stato un padre perfetto. Vorrei soltanto avere ancora un momento con te. Stringerti forte, appoggiare la testa sulla tua spalla e non dover essere forte, non dover fingere, non dover dire niente.
Soltanto tuo figlio.
Oggi non posso più abbracciarti, papà. Posso soltanto chiudere gli occhi e tornare a quel momento, quando eri ancora qui e le mie braccia potevano raggiungerti.
E forse è questo che fa più male: sapere che darei qualsiasi cosa per rivivere un istante che, mentre lo vivevo, non sapevo sarebbe diventato uno dei miei ricordi più preziosi.
Ti voglio bene, papà.
Avrei voluto dirtelo più spesso. Avrei voluto che tra noi fosse tutto più semplice.
Non so se, da qualche parte, potrai mai sapere quanto mi manchi. So che da oggi dovrò imparare a vivere con tutto quello che non ci siamo detti.
Ma una cosa te la prometto: quell’abbraccio non lo perderò.
E ogni volta che guarderò quella foto, ogni volta che rivedrò quella piccola tabella che mi dicevi di guardare sempre, ci sarai anche tu.
Perché prima di tutte le ferite, prima della rabbia, prima di tutto quello che non siamo riusciti a sistemare, tu sei stato mio padre e io sarò per sempre tuo figlio.
Riposa in pace, papà.
Una parte di me avrebbe ancora tante cose da dirti.
E un’altra parte, quella che oggi piange come un bambino, vorrebbe soltanto che tu fossi ancora qui.
Tuo figlio. Per sempre.
